mercoledì 11 gennaio 2012
Cartoline d’Epoca…
lunedì 15 febbraio 2010
Visionaria, 1° Brainstorming Day: l’evento per creativi e aspiranti imprenditori
mercoledì 28 ottobre 2009
Digitale terrestre: arriva la chiavetta Sky
Chiavetta Sky: un mini decoder
La chiavetta Sky è grande pochi centimetri e simile a un pen drive, ma di fatto è un vero e proprio decoder digitale terrestre. Deve essere collegata al vano usb sul retro dei decoder di Sky e al cavo della vecchia antenna. Funziona però solo con i decoder Sky di generazione HD, My Sky HD e alcuni My Sky di recente fabbricazione.
Di fatto, in questo modo, basterà il decoder Sky (e la chiavetta) per vedere sia la tv satellitare sia il digitale terrestre. Risolvendo i problemi di quei clienti Sky che si sono visti oscurare alcune trasmissioni Rai dal satellite.
Sky regalerà la chiavetta ai nuovi abbonati che a Natale sceglieranno il decoder HD. Mentre i vecchi abbonati potrebbero pagarla 19 euro.
Di fatto questa chiavetta ha la stessa identica funzione di un decoder terrestre o di un televisore con digitale terrestre integrato.
Certo, per chi ha Sky la chiavetta consente di utilizzare un unico telecomando per digitale terrestre e satellitare.
lunedì 7 settembre 2009
VACANZE: SCOPPIA IN ITALIA LA FACEBOOK-DIPENDENZA
UN CITTADINO SU TRE NON RIESCE A RINUNCIARE A FACEBOOK DURANTE LA VILLEGGIATURA E LE FOTO DELLA VACANZA CARICATE IN TEMPO REALE SUI PROFILI SOSTITUISCONO LE CARTOLINE.
Facebook entra in modo dirompente anche nelle vacanze degli italiani. Numerose analisi sociologiche ci dicono già da tempo come il social network sia particolarmente amato nel nostro paese. Ora una indagine del Codacons rivela come nemmeno in vacanza gli italiani riescano a liberarsi di facebook, diventato oramai un'abitudine quotidiana per milioni e milioni di utenti.In base ai dati forniti dall'associazione, in media un cittadino su tre, anche in villeggiatura, non riesce a fare a meno del social network, e si collega almeno una volta al giorno al proprio profilo o a quello di amici, aggiornando stati e informazioni o commentando foto e le notizie altrui. Sono principalmente le donne a non saper rinunciare a facebook (il 57% del totale dei facebook-dipendenti) e lo strumento preferito per gli aggiornamenti è il cellulare seguito dagli internet point.
Non solo. Grazie alle possibilità offerte oramai da tutti i telefoni cellulari, i "facebook-dipendenti" pubblicano in tempo reale sul proprio profilo foto, video e altro materiale audiovisivo della vacanza, condividendo così con i propri amici momenti divertenti e immagini delle mete di villeggiatura.
Circostanza - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - che di fatto affossa le oramai antiquate cartoline, che registrano un brusco calo delle vendite pari all'80% negli ultimi 5 anni. La possibilità di inviare foto e video direttamente dal telefonino, e ora anche quella di condividere immagini tramite facebook o spedirle ai propri contatti virtuali - prosegue Rienzi - ha portato gradualmente gli italiani a dire addio alle cartoline, oramai poco personali e dall'invio più costoso e lento rispetto alle possibilità offerte da internet e dai social network.
venerdì 26 giugno 2009
Class action: ulteriore rinvio, rischiamo di diventare la barzelletta d'Europa
Articolo ripreso da www.altroconsumo.it
Il Governo si appresta a far slittare di ulteriori sei mesi l'entrata in vigore della normativa sulle class action. Si tratta di una notizia assolutamente negativa non solo per i consumatori ma anche per lo sviluppo moderno dell'economia del nostro Paese. Mentre viene così ancora una volta calpestato l'interesse generale, la maggioranza dichiara di volersi impegnare a discutere delle modifiche da apportare alla normativa con le associazioni di consumatori: non c'è da esserne felici, considerato che le nostre proposte migliorative da tempo consegnate a governo e maggioranza sono rimaste inascoltate.
Un rinvio dopo l'altro
Dopo due successivi rinvii, l'entrata in vigore delle class action era fissato per il 1° luglio. Ora ecco altri 6 mesi di rinvio. Senza contare che di recente il Senato, sulla base di un emendamento governativo, aveva svuotato di efficacia e impatto la normativa cancellando anche la retroattività delle class action. Una presa in giro bella e buona per i cittadini e un ulteriore regalo alla lobby di quelle parti più retrograde dell'industria nazionale che, anche in questo periodo di crisi, continuano a rifugiarsi nella protezione del governo, arroccate nelle loro posizioni di privilegio. Ci troviamo di fronte allo scontro fra chi sta dalla parte dei consumatori (e che chiede di poter disporre di uno strumento che non penalizza ma responsabilizza le imprese) e del diritto e chi vuole che le aziende, anche se commettono illeciti a loro danno, restino protette da un sistema giudiziario che funziona male.
L'importanza delle azioni di gruppo
Perché è importante l'introduzione delle class action? Perché un consumatore danneggiato dal comportamento illecito di un'azienda subisce un danno che, individualmente, può essere poco rilevante dal punto di vista economico. E quindi può subentrare un atteggiamento remissivo da parte del singolo. La portata economica del danno diventa invece di un certo peso se si considera l'impatto che il comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori. Le azioni collettive risarcitorie, la class action, non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale dell'impresa. Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. Contiunuano peraltro a livello europeo i lavori che porteranno a una normativa europea sulle class action, anche per questo il terzo e probabilmente non ultimo rinvio della class action all'italiana rischia di far diventare il nostro Paese la barzelletta d'Europa.
Riteniamo che un'azione collettiva debba poter essere allargata al più ampio numero di soggetti: la class action dovrà essere applicabile a tutti i consumatori vittime di illeciti diffusi. Diventa importante che tutti i cittadini facciano sentire la loro voce, per questo vi invitiamo a continuare a sottoscrivere il nostro appello al quale aderisce anche il Centro Tutela Consumatori Utenti.
Dalle bollette gonfiate ai mutui: molti i casi da class action
Se il nostro appello rimanesse inascoltato, i consumatori che hanno ricevuto negli ultimi anni le bollette gonfiate di Telecom Italia non potranno usufruire dello strumento della class action per far valere i propri diritti. Stesso trattamento per tutti coloro che illegittimamente non hanno potuto esercitare la surroga gratuita del mutuo a causa delle pratiche commerciali scorrette delle banche. Anche i cittadini di Roma e provincia che hanno pagato per anni un sovrapprezzo per il pane, nonostante la recente decisione dell'Antitrust contro il cartello dei panificatori, non potranno essere risarciti.
Se anche tu, come noi, sei indignato dal rinvio deciso a fine 2008, iscriviti a questo gruppo su Facebook Class action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci!", dove ti aggiorneremo sulle nostre prossime iniziative in merito alla legge sulle class action.
domenica 14 giugno 2009
da Cittadinanzattiva
In queste settimane stiamo assistendo, come spesso accade nel nostro paese, ad un confronto "sottotraccia" su un tema che interessa tutti i cittadini, come quello dell'accesso ai servizi televisivi. Parlo non a caso di "servizi televisivi", visto che mi riferisco al confronto tra Rai e Sky sul rinnovo del contratto che permette alla Tv pubblica di essere presente sulla piattaforma Sky.Riepilogo brevemente la situazione. Nelle scorse settimane, Sky ha offerto alla Rai circa 350 milioni di euro per il rinnovo del contratto pluriennale. La Rai non ha risposto ed ha mandato dei segnali che andavano nella direzione di una probabile rottura dell'accordo, con una possibile decisione di investire su una propria piattaforma satellitare.
A questo punto, ci sono sorte alcune domande e siamo intervenuti pubblicamente chiedendo conto di alcune scelte che, direttamente o indirettamente, toccano tutti noi in quanto abbonati (obbligati) del servizio pubblico.
Innanzitutto, per creare una nuova piattaforma satellitare, con una ragionevole possibilità di competere con Sky, la Rai avrebbe bisogno di poter investire centinaia di milioni di euro. Dove li trova un ente pubblico che ogni anno fatica a chiudere in pareggio i propri bilanci?
La seconda domanda è: se ai soldi per questi investimenti, si aggiungono i 350 milioni di euro offerti da SKY a cui l'ente pubblico, non si raggiunge una cifra difficilmente sostenibile per tutti noi cittadini/contribuenti/abbonati?
La terza questione è: se il partner per lo sviluppo della piattaforma satellitare alternativa sarà Mediaset, come sembra, allora perché non è Mediaset a lasciare Sky e ad investire nella piattaforma, invece di lasciare l'onere ed il rischio solo all'ente pubblico?
La quarta questione è: è logico, dal punto di vista imprenditoriale e di Antitrust, che la Rai si allei con il suo maggior concorrente, ossia Mediaset, per i servizi "in chiaro"?
La quinta domanda è: visto che siamo bombardati quotidianamente dall'innovazione del digitale terrestre, non avrebbe più senso investire al massimo le risorse, le poche disponibili, su questa nuova tecnologia che sta entrando per legge nelle case di tutti gli italiani, piuttosto che investire su una piattaforma satellitare concorrente di Sky?
La domanda successiva appare logica: chi pagherà il conto di tutto questo? Purtroppo la risposta è sin troppo ovvia, tutti noi cittadini.
Quello che chiediamo, in questo come in altri casi, è un po' di trasparenza. Il servizio pubblico, per definizione, dovrebbe essere una casa di vetro. Un posto in cui tutti noi possiamo sentirci un po' a casa, in cui abbiamo la possibilità di valutare scelte che, direttamente o indirettamente, toccano la qualità dei servizi offerti al cittadino.
La vicenda è ancora aperta ed il rischio che avvertiamo è che, come spesso accade, su questioni del genere non vi sia alcun dibattito pubblico, complice la "stanchezza" post elettorale o le vacanze incombenti.
Proveremo a vigilare affinché vi sia la massima informazione su questa vicenda e, possibilmente, un minimo di dibattito pubblico. Come ben sappiamo, quando si parla di televisioni nel nostro paese, parole come serenità e confronto non sono all'ordine del giorno, ma forse le organizzazioni di cittadini ci sono anche per provare a garantirle.
Vice segretario vicario di Cittadinanzattiva
giovedì 23 aprile 2009
Comune di Roma
E' dedicata ai bambini nati nel 2009 la "Carta bimbo", realizzata dal Comune per sostenere le famiglie con neonati. Sarà consegnata alle neo-mamme che partoriranno negli ospedali romani e consentirà l'acquisto di beni di prima necessità (latte, pannolini) e 'accessori' (come i biberon), con sconti rispettivamente del 30 e del 20 per cento per tre mesi dalla nascita. In base al reddito Isee, poi, gli sconti potranno proseguire fino al compimento del primo anno.I prodotti potranno essere acquistati nelle 42 farmacie comunali e on line sulla pagina www.farmacap.it/cartabimbo.
La card, finanziata dal Comune con 540 mila euro, prevede anche l'assistenza di un tutor presso ospedali e cliniche convenzionate, con il compito di seguire le mamme per tutto il primo anno di vita del bambino.
Con la card, infine, arriva anche un'assicurazione per coprire i servizi sanitari d'emergenza: assistenza telefonica 24 ore su 24 da parte di un ginecologo e di un pediatra, visite a domicilio, consegna urgente di medicinali, viaggio del bambino in caso di intervento all'estero.
Per informazioni sulla "Carta bimbo", istituito il numero verde 800200105. venerdì 3 aprile 2009
da Cittadinanzattiva
Si legge che, in questi giorni, il Presidente del Consiglio incontrerà i Governatori regionali per concordare l'impostazione del cosiddetto "piano casa".Il dibattito pubblico che ha preceduto questo annuncio, come purtroppo di consueto, è stato rissoso e poco utile per comprendere quale fosse il vero oggetto del contendere.
Chi ha avuto la pazienza di decifrarne il contenuto, comunque, ha potuto constatare subito che, al di là del nome, non si stava discutendo delle questioni che stanno rendendo drammaticamente dura la vita di milioni di famiglie ad esempio della impossibilità di trovare alloggi dignitosi con affitti che non si mangino metà (se non di più) dello stipendio; oppure del rischio, per chi sta perdendo il lavoro, di perdere anche la casa e tutti i risparmi per la temporanea impossibilità di pagare le rate del mutuo; o, ancora, del fatto che chi lavora e guadagna, ma non è assunto a tempo indeterminato, non può accedere al credito.
L'incontro, se ci sarà, riguarderà invece la possibilità di ampliare le abitazioni mono o bifamilari del 30% senza richiedere la licenza edilizia, ma solo con una dichiarazione giurata di conformità del professionista.
Basterebbe questo per rilevare, ancora una volta, che le priorità della politica sono molto diverse da quelle dei cittadini.
Le famiglie veramente interessate al provvedimento, infatti, sono relativamente poche - secondo le statistiche ville, villini e residenze assimilabili sono circa il 10% di tutte le residenze - ed è probabile che molti proprietari non siano interessati ad ampliare o non dispongano delle risorse necessarie, ma, comunque, in ogni caso già dispongono di un'abitazione.
Inoltre, il modo in cui la questione è stata posta al pubblico aggrava, di molto, la situazione. Si sarebbero potuti affrontare seriamente problemi importanti, da quello di semplificare le procedure senza legittimare un'anarchia (che per altro all'atto pratico esiste già dalle Alpi al canale di Sicilia), a quello di mobilitare risorse utili per sostenere l'edilizia senza causare ulteriori devastazioni, fino a quello di indirizzare le energie di trasformazione anche verso il miglioramento dell'efficienza energetica e della qualità ambientale di territori già compromessi.
Si è invece perpetuata la solita stucchevole rappresentazione. Da una parte il Presidente del Consiglio che pretende di esercitare per decreto poteri che - come sa qualunque costruttore - appartengono da sempre ai Comuni e alle Regioni, e che, accertata l'ovvia impossibilità, se la prende con l'opposizione e con la Costituzione. Dall'altra, quella dell'opposizione appunto, si denuncia la volontà di eversione degli assetti istituzionali e poi si grida alla cementificazione, dimenticando che gli interventi previsti non consumerebbero nuovo territorio.
Gli organi di informazione, come sempre, contribuiscono a enfatizzare i toni e a confondere i problemi, con poche eccezioni. Fra queste, Stefano Boeri, che sul La Stampa del 18 marzo, ha messo in evidenza l'esistenza di un problema estremamente grave e complesso e insieme un insospettato (forse) campo di azione della cittadinanza attiva.
Parlare di casa, dice Boeri, significa fare i conti
con la continua crescita del patrimonio edilizio non utilizzato. "A Roma, su 1.715.000 abitazioni, 245 mila - una su sette - sono vuote. A Milano su 1.640. 000 appartamenti, più di 80 mila non sono abitati e quasi 900 mila metri cubi di uffici sono deserti (l'equivalente di 30 grattacieli Pirelli vuoti...). Che una legge .....non si preoccupi di recuperare un patrimonio che da solo......potrebbe dare risposta al disagio abitativo di milioni di italiani è davvero grave. Grave che non ci si interroghi sulle ragioni di questa nostra originale forma di desertificazione urbana...... un fenomeno pervasivo che, se affrontato, potrebbe rispondere ai bisogni di milioni di famiglie, di piccole imprese edili, di professionisti, e così costituire un grande banco di prova per le politiche pubbliche del Paese. Il vuoto nelle città è il riflesso fisico del vuoto che separa le istituzioni pubbliche dalle energie vitali della società civile. E non è un caso che a riempire questo vuoto, attraverso forme di sussidiarietà e di supplenza all'azione pubblica, siano agenzie di «privato sociale»: immobiliari non profit - come quelle nate a Barcellona, a Torino, a Milano - che si mettono in mezzo tra la domanda e l'offerta di abitazioni e uffici, garantendo reddito e certezza nei tempi d'uso a chi dispone degli immobili, e spazio in affitto a prezzi calmierati (circa il 30% inferiore ai valori di mercato) a chi ne ha disperato bisogno (non solo immigrati e soggetti fragili, ma anche studenti, lavoratori precari, giovani famiglie). Ma perché queste esperienze si diffondano, sciogliendo incrostazioni di paura e pigrizia, e alimentando un formidabile mercato di interventi di recupero del nostro stock edilizio, serve con urgenza una legge nazionale che obblighi Regioni e Comuni a offrire fondi di garanzia per gli interventi di immobiliare sociale. E serve una grande politica di recupero creativo dei territori delle città. Che devono smettere di crescere divorando terra agricola e natura, e devono invece occuparsi di sé stesse, rioccupando quei deserti urbani che rappresentano la vera cifra della nostra follia politica". E, aggiungiamo noi, dando credito e forza alle risorse della cittadinanza attiva. Presidente di Cittadinanzattiva
venerdì 27 marzo 2009
Roma 12 EUR
"La Spesa dal Contadino" - nuova edizione
Domenica 29 marzo dalle ore 9.30 alle 17.30, presso il piazzale antistante il Municipio Roma XII EUR (di fronte la Città Militare Cecchignola) si svolgerà nuovamente la manifestazione "La Spesa dal Contadino", riproposta a grande richiesta con la stessa formula, dopo il successo riscosso nella passata edizione del 22 febbraio scorso."Il successo della scorsa edizione con il gradimento dei cittadini, ci ha spronato a ripetere questo evento e calendarizzarlo fino a giugno ogni ultima domenica del mese". Ha dichiarato in una nota il Presidente del Municipio Roma XII EUR Pasquale Calzetta.
La manifestazione organizzata dal Municipio Roma XII EUR ha come obiettivo di accorciare la filiera d'acquisto dei prodotti alimentari, eliminando i passaggi intermedi, con la conseguente riduzione del prezzo finale.
In questa giornata "fare la spesa" non dovrà essere un semplice atto "funzionale", ma un momento riconquistato al piacere e alla socialità, con il vantaggio di avere un rapporto diretto tra produttori e consumatori, promuovendo e valorizzando il nostro territorio con la presenza esclusiva dei prodotti di stagione.
sabato 7 marzo 2009
giovedì 5 marzo 2009
Eur s.p.a.

"Rispettare i tempi di fine lavori", così il sindaco Alemanno ha detto rispetto ai tempi di realizzazione del Nuovo Centro Congressi dell'Eur, dopo aver svolto un sopralluogo nel cantiere che sta dando forma alla "Nuvola" progettata dall'architetto Fuksas. In questo incontro con il sindaco erano presenti l'Assessore Comunale ai Lavori Pubblici Fabrizio Ghera, il Presidente Paolo Cuccia e l'Amministratore Delegato Mauro Miccio di EUR SPA ed il Presidente del XII Municipio Calzetta. Parlando poi in merito ai tempi di consegna dell'opera, Fuksas ha spiegato che "All'inizio di luglio contiamo di uscire da questa fase di purgatorio ed iniziare ad alzare la struttura della teca, entro la fine dell'anno una parte di questa dovrebbe essere già visibile. Il termine dei lavori invece dovrebbe avvenire tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011."
domenica 22 febbraio 2009
La svolta di Ryanair: addio check-in

Entro la fine dell’anno, Ryanair abolirà i check-in. La più grande compagnia lowcost europea, per tagliare ulteriormente i costi, ha deciso di chiudere i desk degli aeroporti. «Si potrà fare tutto on-line», spiega l’amministratore delegato della compagnia, Michael O'Leary.
Il boss di Ryanair sottolinea che l’unica cosa che rimarrà all’interno degli scali sarà il nastro per caricare i bagagli sugli aerei. La compagnia ha fatto sapere che della nuova riduzione dei costi beneficeranno anche i passeggeri, con un prezzo più basso dei biglietti. Già il 75% dei viaggiatori Ryanair ha optato per il check-in on-line, che consente loro di stampare direttamente a casa la carta d’imbarco e di evitare la fila ai check-in. «Proveremo a incoraggiare il rimanente 25% a fare lo stesso», ha aggiunto O'Leary.
I passeggeri potranno sempre imbarcare i loro bagagli, precisa la compagnia, ma tutte le altre pratiche verranno smaltite attraverso internet. Il portavoce di Ryanair, Stephen McNamara, ha sottolineato come l’iniziativa rientri nel piano della compagnia per ridurre i costi. Giovedì scorso, la compagnia ha cominciato a offrire su 20 apparecchi un servizio di chiamate via cellulare e di invio di sms e e-mail a un costo compreso fra 1,5 e 3 sterline al minuto. Il servizio verrà esteso al resto della flotta nei prossimi 18 mesi.
mercoledì 4 febbraio 2009
Disonorevoli pensioni

di Antonio Borghesi (deputato alla Camera per la Circoscrizione "Veneto 1")Si riparla di nuovi interventi sul sistema pensionistico. Mentre Brunetta vuole portare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne, Tremonti dichiara che il welfare e le pensioni sono da riformare. Sacconi lo smentisce sostenendo che il problema non è all’ordine del giorno del governo. Ma noi sappiamo che mente e che probabilmente, anche per effetto della crisi in atto, qualche intervento non potrà essere rinviato.
In astratto potremo anche essere d’accordo. Ma riteniamo ingiusto pensare di sottrarre soldi in futuro a chi fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre ancora sulle pensioni dei parlamentari non si è fatto praticamente nulla. Naturalmente il problema si pone nello stesso modo per tutti i consiglieri regionali anche se le regole sono più rigorose. Noi diciamo che è scandaloso quanto avviene oggi, anche se per i nuovi eletti di questa legislatura vi sono regole più restrittive (è necessario fare 5 anni pieni per poter ricevere l’assegno). A mio giudizio, come per tutti i lavoratori, i contributi pagati dovrebbe essere versati in un fondo presso l’Inps (come per i lavoratori a progetto) ed utilizzati per determinare la pensione di vecchiaia al 65° anno o per integrare l’eventuale altro trattamento pensionistico dovuto per altra causa. Ma la questione veramente fondamentale è che le nuove regole dovrebbero valere anche per chi è già ex parlamentare e fruisce dell’assegno. Non accettiamo che si parli di “diritti quisiti” e quindi non modificabili. La Corte Costituzionale ha già sancito che non si tratta di vera e propria pensione, ma di vitalizio, come tale modificabile in qualunque momento. Per intanto ogni ex parlamentare si basa sulle regole esistenti al momento in cui ha lasciato il Parlamento, regole che in passato avevano dell’incredibile. Siamo infatti in presenza di casi clamorosi e vorrei qui citarvi quelli più emblematici:
Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili. Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese. Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove i mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro. Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni. Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro. Non vanno poi dimenticati gli ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante percepiscono laute pensioni: Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni, Antonio Del Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese, e di protagonisti di Tangentopoli, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli. Senza dimenticare i falsi testimoni come Formica, e i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi.
Pensiamo che negli Stati Uniti, all’unanimità, hanno deciso di negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione, spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I politici corrotti - ha spiegato il promotore della legge, Nancy Boyda - meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal contribuente».
Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a salire. Intervenire è un dovere!
domenica 1 febbraio 2009
TECNOLOGIA
Tra di loro anche Beppe Grillo, settimo.
Il podio. A vincere per il secondo anno consecutivo è Perez Hilton, al secolo Mario Lavandeira, spietato esperto di gossip e curatore dell'omonimo sito perezhilton.com, dalle cui colonne non manca di commentare con cinismo e sarcasmo tutte le vicissitudini dei divi di Hollywood, divertendosi a "correggerne" le foto con commenti al vetriolo o dettagli artigianali. Lo stesso nome d'arte di Lavandeira deriva da una delle sue vittime preferite, l'ereditiera Paris Hilton, protagonista di centinaia di post nel suo blog.
La medaglia d'argento spetta invece a Michael Arrington, editore e fondatore del blog TechCrunch.com, specializzato nella recensione e analisi dei servizi delle rete, con una particolare attenzione alle start up della Silicon Valley. Techcrunch è oggi uno dei punti di riferimento del panorama informativo sul cosiddetto web 2.0, lettura immancabile per appassionati del settore, investitori e venture capitalist a caccia della prossima "big thing", cioè società che come Google o Facebook partano dal basso per poi diventare uno dei giganti della rete. Il successo di Arrington, dal cui giudizio dipendono in parte le sorti di tante nuove realtà del web, lo ha reso uno dei soggetti più odiati dell'intera blogosfera, tanto che dopo numerose minacce di morte ed episodi sgradevoli, ha deciso di prendersi un mese di vacanza dal sempre più litigioso ambiente delle start up.
Sul gradino più basso del podio si trova Kevin Rose, il 31enne fondatore nel 2004 dell'aggregatore digg.com, che permette agli utenti di segnalare notizie, commentarle e votarle. Il sito, uno dei 100 più visti negli Stati Uniti ma meno conosciuto in Italia, è stato spesso al centro di voci sul possibile acquisto da parte di Microsoft e Google (si parlò di 100 milioni dal motore di ricerca), ma fino ad oggi è rimasto indipendente.
Gli altri. Tra gli altri nomi presenti nella graduatoria, la maggior parte sono "addetti ai lavori" americani: Om Malik (16°), Robert Scoble (11°), Pete Cashmore (5°), Cory Doctorow (5°) e Briam Lim (21°) sono tutti blogger di siti che si occupano di web 2.0 o gadget. Una delle poche eccezioni della classifica è Beppe Grillo, definito dalla rivista "una vera celebrità del web a livello mondiale", il cui blog è disponibile anche in inglese e giapponese.
La rilevazione. Per stabilire in modo il più possibile oggettivo chi si potesse definire una web celebrity, i redattori di Forbes hanno prima creato una lista di 250 persone famose grazie alla Rete, premurandosi di escludere quelli la cui celebrità è precedente all'approdo su internet (come Arianna Huffington dell'Huffington Post) e in seguito hanno valutato cinque fattori. Sono stati presi in considerazione: i risultati di Google, la graduatoria del sito sul sistema di rilevazione Alexa.com, il rank del blog sull'aggregatore Technorati, le citazioni di stampa e tv tratte da Factiva.com e infine il numero di "followers" su Twitter.
Gli esclusi. Come ogni classifica che si rispetti, non poteva mancare la parallela lista degli esclusi. Oltre a numerosi nomi poco noti ai non americani, una pesante assenza è quella di Mark Zuckenberg, il fondatore di Facebook classificatosi ottavo lo scorso anno. Forbes si giustifica affermando che Zuckenberg è stato escluso dai candidati perché ormai la sua fama travalica la Rete. Per quest'anno si dovrà accontentare del 785esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo.
giovedì 9 ottobre 2008
Difendersi dal crack
La crisi americana dei mutui, dilagando in un pericoloso effetto domino, ha coinvolto banche e assicurazioni anche in Europa. Pur nell'incertezza generale, possiamo dare qualche risposta ai quesiti più frequenti dei nostri lettori.I conti correnti bancari sono al sicuro?
Le banche italiane aderiscono al Fondo interbancario di tutela dei depositi o (le banche del credito cooperativo) al Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo. In caso di dissesto, è previsto un rimborso dei soldi depositati dai correntisti fino a 103.291,38 euro.
Il Fondo interviene solo a seguito di liquidazione coatta amministrativa della banca o di sua amministrazione straordinaria e dietro autorizzazione della Banca d'Italia.
Entro 3 mesi dalla data del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa vengono rimborsati i depositi fino ad un massimo di 20.000 euro a depositante. Il termine può salire a 9 mesi se la Banca d'Italia accerta circostanze eccezionali. Il resto viene rimborsato con modalità legate ai riparti di liquidazione e dunque con tempistiche che possono essere anche lunghe.
E se il conto è cointestato?
La garanzia offerta dal Fondo interbancario di tutela dei depositi è per depositante, non per deposito. Questo significa che se il conto è cointestato fra due persone, il livello massimo previsto dalla legge (i 103.291,38 euro) vale per ciascun titolare del conto e si raddoppia.
Se la banca fallisce, che ne è di titoli e fondi comuni?
A differenza dei soldi depositati sul conto corrente, i titoli non sono un credito nei confronti delle banche, ma sono di proprietà dell'investitore. In caso di crac della banca, quindi, non rientrano nella tutela offerta dal fondo, ma dovrebbero essere restituiti dall'emittente. Stesso discorso per i fondi comuni, anche se in questo caso qualche problema in più potrebbe sorgere se la banca fallita agisca come depositaria del patrimonio della Sicav (Società di investimento a capitale variabile), Le Sicav, infatti, non possono usufruire del fondo di garanzia per recuperare le somme depositate.
Se ho investito in Conto Arancio?
Anche Ing Direct n.v. (la filiale che gestisce Conto Arancio) aderisce al Fondo interbancario di tutela dei depositi italiano, per cui valgono le stesse tutele previste per i conti bancari. Infatti il fondo tutela anche i conti di deposito come Conto Arancio.
Se ho investito tramite una Sim?
Se fallisce una Sim (Società di intermediazione mobiliare autorizzata dalla Consob a svolgere servizi di investimento), interviene il fondo nazionale di garanzia, che risarcisce fino a un massimo di 20.000 euro.
Che fine fanno i soldi investiti in azioni e obbligazioni Lehman Brothers?
Per chi ha in mano azioni Lehman Brothers non c'è alcuna speranza: gli azionisti sono gli ultimi a raccogliere le briciole di quel che resta dal processo di liquidazione.
Quanto alle obbligazioni, secondo la Sec, la "Consob" americana, chi ha sottoscritto bond di una società che avvia la procedura fallimentare quantomeno non riceverà il pagamento degli interessi. Mentre per il rimborso del capitale investito, si può sperare di ottenerlo, tutto o in parte, solo se con i soldi derivanti dalla vendita delle attività della banca si riusciranno prima a pagare tutti gli oneri amministrativi (come quelli per i dipendenti) e poi a rimborsare i possessori di titoli obbligazionari garantiti da attività della banca (non ci risulta che ci siano titoli di questo tipo scambiati in Italia). In ogni caso il rimborso, se ci sarà, arriverà comunque dopo mesi di attesa - gli obbligazionisti Cirio o Parmalat ne sanno qualcosa - e, verosimilmente, solo per gli obbligazionisti classificati come senior, che hanno più tutela di quelli che hanno acquistato obbligazioni subordinate.
Quello che possiamo dire è che storicamente, in operazioni di questo tipo, alla fine del processo di liquidazione si è riusciti a recuperare in media il tra il 30 e il 40% del capitale investito. Ora gli obbligazionisti hanno due alternative: la prima è attendere e sperare nel processo di liquidazione. La seconda è cercare di vendere subito le obbligazioni: compito difficile, visto che le negoziazioni sui mercati ufficiali sono sospese.
E le polizze index linked?
Pur non avendo acquistato direttamente obbligazioni Lehman, può esserci il rischio che le polizze vita index linked siano in realtà basate su titoli emessi dalla banca americana. Sono polizze che alla scadenza, oltre a garantire il rimborso del capitale investito, permettono di godere di un extra-rendimento in più legato all'andamento di uno o più indici di mercato. Si tratta quindi di veri e propri investimenti finanziari, che di assicurativo hanno ben poco. Fino a ora, fra gli assicuratori che hanno costruito polizze con prodotti Lehman, solo in pochi si sono fatte avanti: Mediolanum ha annunciato che entro l'anno prenderà misure per tutelare i clienti esposti a bond Lehman; Unipol ha dichiarato di star valutando "le modalità tecniche per riconoscere agli assicurati che hanno sottoscritto le index linked, l'opzione di ottenere alla data naturale di scadenza dei contratti il capitale originariamente sottoscritto". Il credito cooperativo cattolica assicurativa si sono impegnati a favore della clientela che hanno sottoscritto polizze index linked con sottostante titoli Lehman Buoni propositi che speriamo si traducano in realtà.
giovedì 28 agosto 2008
Sottocosto, promozioni e tre per due
Sottocosto, fuori tutto, sconto promozione, tre per due sono formule magiche che tutti noi abbiamo imparato per far quadrare i conti e i volantini pubblicitari di ogni supermercato, quelli che spesso intasano le caselle della posta o che sono distribuiti all'ingresso dei punti vendita sono informazione gradita all’utente.Per arrivare alla quarta settimana, capire dove lo sconto è maggiore, non è più un gioco ma una necessità e non sempre gli sconti sono reali, perché a volte quello che è alterato è il prezzo di partenza contando sul fatto che il consumatore non ha memoria.
Il cacciatore di sconti, per diventare "professionista della spesa" deve avere tempo o per lo meno per i beni di prima necessità, ritagliarsi delle ore libere per fare il giro dei supermercati, e non tutti ne hanno.
Per acquistare prodotti affidabili e di qualità, non perché attirati dallo sconto, per razionalizzare il nostro tempo e per chi non ricorda mai i prezzi, abbiamo trovato in rete un interessante sito che ci può aiutare in tutto questo: www.superprezzi.roma.it
Il sito creato un anno fa da un romano di cinquanta anni, Andrea Spiti, da venti agente di commercio "Girando per i supermercati mi sono reso conto che entravano clienti con tre, quattro volantini in mano: in ogni supermercato prendeva solo quello che era scontato in quei giorni". Così il suo sito ci permette di scoprire che lo stesso prodotto ha prezzi molto diversi da una catena all'altra.
giovedì 26 giugno 2008
Non solo class action
Da circa dieci anni, quando si parla di tutelare diritti "collettivi" dei cittadini, per moda, per abitudine, a volte per mancanza di informazione, la risposta è "class action". È andata come è andata, lo sappiamo. Per quanto riguarda la possibilità di intraprendere azioni giudiziarie collettive, è slittato tutto di sei mesi. Ma, forse, qualcosa di positivo ci può essere in questo rinvio. Nella tutela messa in campo dalle organizzazioni civiche, infatti, non tutto è azione giudiziaria, non tutto si esaurisce nella class action; e sarebbe importante conoscere gli altri strumenti a disposizione, per poter usare, a seconda dei casi, quello più opportuno.
Cosa troviamo nella cassetta degli attrezzi?
Potere di denuncia pubblica. È uno strumento di valore quando non si risolve in "effetti annuncio": serve, infatti, a semplificare questioni complesse, arrivando al nocciolo del problema, e raggiungendo i cittadini con messaggi corretti ma facili da comunicare.
Conciliazione. Gli accordi paritetici di conciliazione con le grandi aziende sono stati spesso, negli ultimi anni, gli unici baluardi a problemi di carattere collettivo, a fronte di una giustizia lenta e inadeguata. Si pensi al crack del risparmio: la sola attività di Cittadinanzattiva ha consentito al cittadino, alle prese con problemi di banche, bollette e pacchi postali, il recupero di 6 milioni di euro a costi zero. Non va dimenticato il notevole risparmio sulla spesa pubblica, visto che si è evitato che i cittadini intasassero ulteriormente il servizio giustizia. È di qualche giorno fa l'apertura alla conciliazione, per oltre 20 milioni di clienti Enel, dell'elettricità e del gas: si potranno gestire situazioni importanti come contestazioni per malfunzionamento di contatori e morosità. Per cogliere l'impatto di tale offerta di tutela basti solo un dato elaborato dalla Regione Lombardia: per circa 8 milioni di famiglie italiane un conguaglio errato, una negata rateizzazione significano "cadere in povertà" .
Accordi per la revisione della contrattualistica. È quella che Cittadinanzattiva chiama "analisi civica dei contratti". Consente di prevenire il conflitto risolvendo a monte, direttamente nel contratto, questioni problematiche per il cittadino. È uno strumento di tutela che ha un carattere collettivo, perché oggetto di revisione sono i contratti cosiddetti di massa, quelli dove il potere negoziale del singolo cittadino è pressoché nullo (servizi energetici, telefonia, assicurazioni, banche). Inoltre, a differenza dell'attività di controllo delle Camere di commercio sulle clausole vessatorie, che non ha potere vincolante, gli accordi tra aziende e organizzazioni di tutela sono vincolanti perché volontari e sottoscritti dalle parti.
Attraverso questi accordi, importanti gruppi bancari, per esempio, hanno provveduto ad abolire penali, a semplificare il linguaggio, a rivedere spese di chiusura e commissioni ancor prima che intervenisse una legge.
Attività di coregolamentazione. Una efficace capacità di lobby da parte delle organizzazioni civiche consente di contribuire alla regolamentazione dei mercati liberalizzati svolta dalle Autorità. Attraverso la partecipazione a consultazioni per la stesura di delibere, monitoraggi sui comportamenti scorretti delle aziende, report periodici sull'andamento di reclami e segnalazioni, le organizzazioni civiche svolgono una funzione di interesse generale così come riconosciuto dalla Costituzione italiana all'articolo 118 u.c.
L'interesse generale al quale fa riferimento l'articolo è costituito, in questo caso, da un mercato che garantisce la libera e leale concorrenza e il rispetto di standard qualitativi dei servizi e, non da ultimo, da un ruolo attivo del cittadino consumatore parte fondamentale del mercato e attore economico intorno a cui ruota il sistema.
Formazione e capacità di empowerment dei cittadini. È il vero investimento per una cittadinanza piena e una democrazia compiuta: impresa grande che passa anche da cose apparentemente piccole. L' organizzazione strutturata di una rete di tutela e di promozione della partecipazione civica, come ad esempio in Cittadinanzattiva il sistema dei Pit, locali e nazionale, per la salute e per i servizi, è uno straordinario potenziale di energia civica capace di cambiare il volto del Paese: intorno vi ruotano cittadini conciliatori, monitori di prezzi e tariffe, auditors della qualità dei servizi.
Questa strategia di tutela integrata dei diritti, questo complesso insieme di strumenti, ha bisogno della stessa attenzione mediatica, politica e culturale che si è, pur a ragione, mobilitata sul tema importantissimo della class action. È del tutto evidente che si avranno sempre armi spuntate se non si investe, culturalmente ed economicamente, per sostenere gli interventi e la qualità dei cittadini che "singoli o associati svolgono autonome iniziative di interesse generale".
Responsabile Ufficio nazionale di conciliazione





