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martedì 25 giugno 2013

Roma attraverso le Cartoline d’Epoca…

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli)
Una stupenda cartolina: Piazza del Gesù, ed. Modiano.

Nei primi anni del ‘900, si può dire che il traffico era… anche allora, caotico …. Carretti, tram, anzi non si comprende quanti sensi la strada avesse… Un’addetto alla manutenzione dei lampioni sta verificando quello sul sagrato della chiesa, arrampicandosi su una scala. Come in tutte le cartoline dei primi anni del secolo scorso, tutti gli uomini portano, rigorosamente, il cappello in testa.
A sinistra Palazzo Altieri, fu iniziato nel 1650, fu costruito in varie fasi.


Cartolina ed. Ernesto Richter.Roma: Palazzo Altieri.
Gli Altieri riuscirono ad acquistare tutti i fabbricati che interessavano l’area… tranne che uno. Apparteneva ad una donna anziana, vedova, sì “dice” che era stata moglie di un calzolaio, che non volle saperne di abbandonare la sua casetta, chiamata anche la “Casa di Berta”. Si appellò al Papa dell’epoca, Clemente X, un Altieri, che la sostenne nella sua “battaglia”. Risultato: il palazzo dovette incorporare l’abitazione, della vecchietta, creando, così, all’esterno, un’evidente discontinuità architettonica. Ancora si può notare la differenza….Qui però nasce un rebus, su molti siti, si afferma che la casetta era posta a Via di S. Stefano del Cacco, nella parte opposta della facciata principale; invece credo che, com’è la tesi del famoso scrittore su Roma, Luciano Zeppegno, fosse ubicata proprio sul prospetto che si affaccia su piazza del Gesù, del resto non avrebbe avuto senso modificare l’architettura della finestra del prospetto più rappresentativo del Palazzo.
In questi giorni ho scattato due fotografie, una sulla via citata e l’altra su via Plebiscito, la strada che s’innesta sulla Piazza del Gesù a voi la soluzione.
Via S.Stefano del Cacco

Via del Plebiscito

Nella prima cartolina, sullo sfondo, s’intravede il Teatro Drammatico Nazionale su Via Nazionale di allora, poi spezzata “topomasticamente” in tre parti: Via Cesare Battisti, Via Quattro Novembre e Via Nazionale.
Il Teatro fu inaugurato il 25 aprile 1886*, con un’opera del Goldoni: La Locandiera, aveva soluzioni d’avanguardia luce elettrica e gas, sistema telefonico per il palcoscenico. Per una serie di ragioni però nel 1929 iniziò la sua demolizione per essere sostituito dalla sede, nel 1934, dell’INAIL…..certamente la città di Roma non ne guadagnò.

*Su alcune pubblicazioni si afferma che il giorno fu il 28. Penso che essendo il 25 aprile 1886, un giorno festivo, una Domenica, sia più attendibile.


Teatro Nazionale

Com'è oggi

Cartolina NPG del 1905 si legge sul telone “Primo Salon des Refuses 1905
( il primo “Salone dei rifiutati” fu organizzato il Francia da Napoleone III, si trattava di pittori che non erano accettati dall’Académie des Beaux-Arts, quella Ufficiale, ….i pittori rifiutati erano opere Edouard Manet, Claude Monet, Camille Pissarro e James Whistler………ma……)
Non ho trovato notizie di questo Salone; erano gli stessi pittori o altri? Chi può aiutarmi?
Curiosa è una nota riportata sul “Guida di Roma e dintorni “ di G.B. Paravia & C del 1925…di fronte sorge il Teatro Drammatico Nazionale (ar­chitetto Azzurri), costruito su le rovine del tempio del Sole (fabbricato dall’imperatore Aureliano). Per curiosità storica notiamo che a sua volta il tempio del Sole fu eretto sopra un edificio più antico, sul « Senaculum » (piccolo Senato), istituito da Eliogàbalo per le dame romane che ivi tenevano convegno, presedute da Semiamira sua madre. Elio Lampridio, nella vita del dissennato giovane Cesare, scrive che da quel Senacolo uscirono per le matrone leggi ridicole che assunsero. il nome di "Senatus Consulta Semiamirana". Queste leggi stabilivano quali fossero le vesti da indossare; a chi si dovesse cedere il passo, a chi era assegnata la portantina; a chi il cocchio; a chi le carrette; se queste dovessero esser condotte da cavalli bardati, da asini o da buoi; a chi spettasse portar calzature ornate di gemme, o semplicemente dorate, ecc., ecc…

Via della Pilotta


Altra cartolina NPG. E’ inquadrata Via della Pilotta e Il Caffè Giuliani, che si trovava, guardando il Teatro Drammatico Nazionale a destra. Ingrandendo la cartolina si possono sapere le specialità della casa….Punch all’Arancio e al Rhum, esisteva la Sala di Giuoco …Bigliardi. Da notare il carretto della N. U. . Questo tratto di strada si chiamava, all’epoca della cartolina, Via Nazionale, il suo nome sarà cambiato dopo la I Guerra Mondiale.


Via Nazionale e Teatro Drammatico

Altra immagine ed. Modiano. Nel Teatro è rappresentata: “La Figlia di Jorio” la tragedia pastorale di Gabriele D’Annunzio. La Prima fu rappresentata, il 3 marzo 1904, presso il Teatro Lirico di Milano ed ebbe come interpreti principali Ruggero Ruggeri e Irma Grammatica.
Via Nazionale, nel suo tratto iniziale, fu concepita nel periodo dello Stato Pontificio; ed in onore dell’allora Papa Pio IX, gli fu dato come primo nome “Nuova Pia”.

Eolo45

giovedì 28 giugno 2012

Tutti al mare... 2

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).
Emiliani a Roma…
In questi giorni si parla molto delle “gente” emiliana, della sua operosità, della loro voglia di ricominciare, nonostante i gravissimi danni materiali e morali subiti per i recenti terremoti… e noi di Roma abbiamo da raccontare una bellissima storia su questa “gente”… non so se tutti sanno che Ostia Marina o Mare o meglio il nome ufficiale è “Lido di Roma” (con delibera del maggio del 1933) non fu fondata dai romani o dagli abitanti di Ostia antica, ma da un gruppo di Ravennati che bonificarono la zona a fine ottocento, fu per il loro vero eroismo, riuscirono a prosciugare la zona, molti di loro morirono di malaria… sono stati scritti diversi libri; qui mi limito a riportare alcuni brani della testimonianza di Federico Bazzini, un piccolo libretto dovrebbe essere del 1908, che aveva avuto l’incarico di preparare la logistica dei braccianti.
Prima però si allega questa cartolina pubblicitaria del Chalet-Ristorante dello stesso Bazzini che decanta le comodità, la vendita di acque minerali in ghiaccio, la rimessa per automobili, vetture e cavalli e posto telefonico (Era il primo di quella zona, fu installato l’11/06/1905 dalla Società Generale Italiana dei Telefoni), sul retro una poesia del giugno 1910 “Via ostia a Mare” (A la Bicicletta)
 
Vola - sotto l'alterno impulso - via !
oro vivo di messi è nella piana
e ornelli verdi t'ombrano la scia
sulla bianchezza della via sì piana.
Docile amica, affretta: fa giulìa
l'anima il salso odor che l'etra emana
e i pini bimbi che la Nuova Via
profumeranno in una età lontana.
Lucida amica, affretta:…
 
Da “ L’Origine della Colonia Ravennate in Ostia” anno 1908 circa
“…Il Bazzini è un uomo sulla cinquantina, vero tipo di romagnolo, alla cui iniziativa e alla cui fede entusiasta molto devono Ostia e i suoi conterranei, e che è popolare anche a Roma dove sono molti che hanno visitato il suo Restaurant di Ostia e l’elegante chalet, il primo del genere, costruito l'anno scorso sulla spiaggia del Tirreno allo sbocco del Viale da Ostia al Arare. Il Bazzini ha gentilmente acconsentito a fornirci ricordi ed impressioni dell'Ostia di 24 anni fa, e noi le riproduciamo testualmente.
— Io arrivai in Ostia — ha detto il Bazzini — un mese prima dell'arrivo delle squadre dei braccianti ravennati; e giunsi dalla Romagna con un mezzo abbastanza primitivo di locomozione: con un asinello. Feci il mio ingresso trionfale in Roma per Porta del Popolo, una domenica del settembre 1884 , verso le cinque del pomeriggio, giusto nell'ora del passeggio delle carrozze al Corso… 
Quando mi misi in viaggio per Ostia, appena fuori dì Porta San Paolo mi si offrì uno spettacolo di desolazione.
In quel tempo la zona malarica arrivava fin dentro Roma, come ad esempio noi pressi della stazione. E precisamente dalla parte di S. Paolo più verso Ostia le condizioni del suolo, basso e acquitrinoso, erano assai gravi, diffondevano tutt' intorno una grande tristezza… La strada da Roma ad Ostia era in pessime condizioni: in alcuni punti quasi impraticabile. Tuttavia, alla meglio arrivai in vista di quella che era l'Ostia di quei giorni, un ammasso di case dirute, tra pozzanghere e stagni. Un'angoscia tremenda mi prese, in sulle prime, ripensando al lungo e faticoso viaggio compiuto per arrivare in una landa così squallida e inospitale, dove non trovai che tre abitanti: un guardacasale, un pescatore, e un postino, che una volta alla settimana andava a prendere la corrispondenza a Fiumicino… I miei compagni partirono il 4 novembre da Ravenna con treno speciale — erano in 600 — salutati alla stazione da tutta la cittadinanza addolorata e plaudente. Indossavano tutti una speciale blouse di lavoro con le lettere A.O.B. nel bavero, …È impossibile descrivere l’impressione che costoro provarono quando giunsero in Ostia. Le canzoni si spensero sul loro labbro, e una tristezza di morte li invase, che proruppe poi in aperte proteste quando giunsero i dirigenti della Cooperativa. La strada di Roma era invasa da acque melmose e nelle anguste e luride vie regnavano lo squallore e la desolazione. Un custode, al loro arrivo, si affrettò a dir loro: — Qui non vive neppure il diavolo: Un piccolo gruppo di malarici febbricitanti diede loro quest'altra novella: —Questo è il luogo della morte: Ce n'era abbastanza per gettare nelle file nuovi arrivati il più cupo scoraggiamento. In sulle prime si rifiutarono persino il prender cibo, nonostante che io avessi tatto macellare, per l'occasione, parecchie pecore. Ma, vinto il primo sbigottimento, e prevalso un vivo movimento di amor proprio e di orgoglio negli animi depressi, essi rimasero, e ai posero con ardore e con lena al lavoro di bonifica e di redenzione del suolo, alla lotta micidiale contro la malattia. E la lotta fu micidiale davvero poiché a centinaia lasciarono i nostri la vita so questi campi… La forza che ha fatto trionfare di tante difficoltà è stata non solo la tenacia, ma la solidarietà magnifica della nostra Cooperativa, la quale nella buona come nell’avversa fortuna ha assistito sempre gli operai, con infermerie, con anticipazioni e aiuti ai soci, sostenendo in caso di morte le famiglie coi fondi sociali ed occupando i superstiti in diversi lavori : tra l'altro, le vedove diventavano donne di servizio delle squadre e venivano pagate con lire 30 mensili più il vitto: i figli, appena raggiunta l'età necessaria, erano impiegati nei lavori e così via.
Il lavoro e i sacrifici di più di venti anni hanno cosi trasformato Ostia…”
 
…tutti a prendere la tintarella...

La storia meriterebbe più spazio, si tenga conto che già erano stati effettuati altri tentativi di bonifica, anche nel periodo papale… si Ostia è iniziata con tre abitanti……non ultima difficoltà fu che erano considerati sovversivi “barbari” all’inizio furono trattati con diffidenza.
Eolo45

sabato 2 giugno 2012

Tutti al mare…


(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).
C’erano una volta le “colonie estive”
Forse non tutti sanno che in Italia iniziarono nel 1822, le prime furono allestite a Viareggio su iniziativa dell’Ospedale di Lucca, per curare i bambini dalla scrofolosi, si diffusero in Toscana e in Emilia Romagna. Queste presero grande importanza nel periodo del fascismo, erano un modo di aiutare le famiglie più bisognose e anche per dare una “formazione” politica, sociale, religiosa e morale ai ragazzi; anche nel dopoguerra abbiamo moltissimi enti, specialmente pubblici che organizzarono le colonie estive.
Adesso abbiamo pochissimi esempi e sono chiamati “soggiorni estivi”.
Qui è proposta parte di un’interessante serie di cartoline della colonia “Balilla” di Ostia, degli anni trenta.
 
Eolo45
 

mercoledì 11 gennaio 2012

Cartoline d’Epoca…

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).
Il premier Mario Monti durante il discorso sulla fiducia in Senato si è appellato agli italiani affinché acquistino Bot e Btp.
NON C’E’ NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE!!! 
Circa novanta anni fa, quando non esisteva ancora la televisione, circolavano queste cartoline:
Eolo45

sabato 7 gennaio 2012

Roma attraverso le Cartoline d’Epoca…

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).

Piazza di Risorgimento cento anni fa.....
Due straordinarie cartoline della NPG, molto rare, ricercatissime.....tutte da vedere e da scoprire, sono due scatti effettuati a poca distanza di tempo.
Eolo45

venerdì 19 agosto 2011

Roma attraverso le Cartoline d’Epoca…

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).
….Una cartolina della prestigiosa editrice tedesca N.P.G. , Neue Photographische Gesellschaft, società fondata da Arthur Schwarz in Germania verso la fine dell’ottocento.
Possiamo notare due tramways, così erano chiamati in quegli anni, anche dalle guide turistiche, sul ponte di ferro, costruito a valle del ponte Castel S.Angelo. Il ponte collegava la Città con il Borgo e di qui il quartiere Prati in forte sviluppo. Fu costruito in via provvisoria…. rimase in opera per circa 23 anni ……. Fu inaugurato il 27/8/1891 sostituiva la funzione del ponte Castel S. Angelo chiuso per raccordarlo i costruendi muraglioni di contenimento del Tevere e in attesa del nuovo Ponte Vittorio Emanuele II, che sarà inaugurato il 5 giugno 1911, per cinquantenario dell’unità d’Italia. Era formato da due parti, chiamato “gli Alari”, largo complessivamente 20 metri. Dopo lo smontaggio, avvenuto nel 1914, ogni struttura formerà un ponte, sino alla II Guerra Mondiale, uno in località Castel Giubileo l’altro a Tor Boacciana*, nei pressi di Ostia** Possiamo notare, inoltre, come abbiamo detto la volta precedente, che i tramways non sono ancora numerati e appartengono alla stessa linea “PRATI DI CASTELLO – S.PIETRO- P.VENEZIA”; in seguito diverrà la linea 1 e susseguentemente l’attuale 64, con quache modifica di percorso. A destra si vede un torrione di Castel S.Angelo a sinistra, aldilà del fiume, i palazzi da dove partiva la famosa spina, che sarà demolita per creare l’attuale Via della Conciliazione. Interessanti l’abbigliamento delle Donne, …..rigorosamente con abiti lunghi e cappello.

*Sede della dogana pontificia dopo l'alluvione del 1557, che causò l’allontanamento, dalla precedente sede il Castello di Giulio II, dell’alveolo del Tevere.
**”La GUIDA di ROMA” di Vittorio Emanuele Bianchi, Assessore del Comune di Roma, ed. G.B. Paravia & C. del novembre 1921 scrive: “.. si arriva in Ostia moderna, che é ora un piccola borgata di circa 500 abitanti, per lo più ravennati, qui stanziatisi per i forti lavori di bonificamento….”…Anzi… Lando Bortolotti nel suo libro “Roma fuori le mura” , ed. Laterza 1988, pag. 260, afferma che 1921 i residenti erano solo 119, ……un mare di gente.


Una cartolina ed. Brunner n 6553, non viaggiata, al centro il ponte di ferro, ancora non sono completati i muraglioni del lato destro e non si notano le arcate del costruendo ponte Vittorio Emanuele II. A sinistra del Castel S. Angelo ampi spazi sono privi dei palazzi. Sullo sfondo, risalta, quasi ultimato, il Palazzo di Giustizia* , il "palazzaccio",voluto da Ministro Giuseppe Zanardelli**, (1826-1903), fu costruito su progetto dell’Architetto Calderini, tra aspre polemiche e difficoltà economiche, che porterà alle dimissioni dello stesso architetto; il concorso fu bandito nel 1883 e la prima pietra fu posta il 14 marzo del 1888 alla presenza dei Reali e della più alte cariche Politiche, sarà inaugurato dopo oltre 22 anni il 9 novembre del 1910; di fronte un edificio che sarà demolito, alla sua sinistra sorgerà la Casa Madre dei Mutilati, costruito in due fasi, la prima terminò il 4 novembre 1928, nel decennale della vittoria della I guerra Mondiale, la seconda il 1936.

* Il “palazzaccio” rivestito di travertino, fu uno dei primi palazzi, in Europa, costruito con struttura in cemento armato.
**Zanardelli era un liberale che fu anche Presidente del Consiglio, (1901-03) formulò il Codice Penale ed abolì la pena di morte.

Un’interessante cartolina ed. Modiano 4128, non viaggiata, ma con dello scritto in francese …un vecchio cicerone…. da notizie sul ponte di ferro e quello di Castel S.Angelo
Un stupenda cartolina, ed. Modiano, non viaggiata, sempre riguardante il ponte di ferro antecedente al 1905.

Eolo45

lunedì 25 aprile 2011

Roma attraverso le cartoline d'Epoca...

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).
IL CANNONE DEL GIANNICOLO
In questi giorni si è parlato del cannone del Gianicolo in occasione delle celebrazioni dell’Unità d’Italia per averlo fatto sparare, il 17 marzo, per 150 volte.
Come si può ricavare da diversi siti web, la consuetudine di farlo sparare si deve al Papa Pio IX, che per coordinare il suono di tutte le campane di Roma, a mezzogiorno, decise di far sparare un colpo di cannone da Castel S.Angelo sino al 1903, poi fu trasferito sulle pendici di Monte Mario, dove attualmente sorge un Albergo e infine dal Gianicolo dal 24 gennaio 1904. Proseguiamo con le notizie riportate da”ESERCITO ITALIANO”:
“Nel periodo della 2^ Guerra Mondiale la tradizione fu interrotta per gli eventi bellici.
Il 21 aprile 1959, in occasione del 2712° Anniversario della fondazione di Roma, il cannone riprese a segnare il "mezzogiorno" per i cittadini romani.
Non si ha notizia del tipo di cannone in uso fino all'agosto 1904. Da quella data fu utilizzato un cannone campale da 75 mm., impiegato dall'Artiglieria del Regno d'Italia per aprire la Breccia di Porta Pia.
Successivamente è stato impiegato un obice da 149/13 la cui bocca da fuoco, preda bellica dell'Esercito Austro-Ungarico nella guerra 1915-18, era montata su affusto italiano. Quest'ultimo pezzo, ormai vetusto, in data 1° febbraio 1991 ha sparato il suo ultimo colpo.
Attualmente è in uso un obice, risultato di un assemblaggio della bocca da fuoco da 105/22 su affusto di 88/27 impiegati durante il 2° conflitto mondiale.
La squadra di servizio al pezzo, è composta da tre militari di cui uno graduato, con funzioni di "Capo pezzo", è fornito dal 33° reggimento artiglieria terrestre "Acqui" di stanza in l'Aquila mentre i due "Serventi al pezzo", sono effettivi alla Scuola del Genio.”
Cartolina originale inviata il Francia il 22 aprile 1908, ed. Guido Busi.

Si ricorda che il cannone riniziò a sparare per l’interessamento del famoso ed indimenticabile “MARIO RIVA” come ricorda il sito del “Tempo.it” in un articolo di Beatrice Boero:
“Il famoso conduttore televisivo Mario Riva si fece portavoce delle richieste dei romani, nella trasmissione «Il musichiere». Tanta fu la risonanza, che la richiesta di ripristino venne accolta. Il 21 aprile 1959 il cannone ricominciò a sparare dal Gianicolo, ed è in funzione ancora oggi.
È caratteristico anche il modo in cui la persona addetta allo sparo riceve il segnale. Dal 1847 al 1925 proveniva dall'Osservatorio del Collegio Romano, dove una sfera nera di vimini, del diametro di un metro e mezzo, scorreva su un'asta di sei metri, e cadeva in un punto stabilito a mezzogiorno. In quel momento, l'ufficiale addetto al cannone osservava con un binocolo, e come vedeva cadere la palla, dava immediatamente l'ordine all'artigliere di sparare il colpo. Successivamente si fece uso di una soneria elettrica, comandata dall'Osservatorio Astronomico del Campidoglio. Suonava per trenta secondi, appena la palla del cannone cominciava a salire; al termine del segnale l'artificiere era pronto per sparare. Nel 1930, con la chiusura dell'Osservatorio del Collegio Romano, si disposero quattro fari rossi ai lati della Torre del Campidoglio.
All'inizio furono comandati dall'Osservatorio del Campidoglio, successivamente dall'Osservatorio di Monte Mario, e infine dall'Orologio dell'Istituto Galileo Ferraris di Torino. Attualmente, invece, il segnale viene rilevato telefonicamente. Gli addetti al cannone sono 3 soldati dell'8° Reparto Rifornimento della Regione Militare Centrale. Le spese di manutenzione di questa tradizione, tanto cara ai romani, sono a carico del Comune di Roma.
Il sito “Perle Sparse” ricorda anche una bellissima poesia di Checco Durante, attore e poeta, Francesco all’anagrafe, che nacque in via dei Salumi a Roma il 19 novembre 1893 – e morì sempre Roma il 5 gennaio 1976.

St'usanza che pareva bella e morta
è tornata de moda ‘n’artra vorta.
Mo’ mezzogiorno a tutte le perzone
j’ariviè segnalato dar cannone.
Quanno lo sento penzo co’ la mente
na prejera che viene su dar core
e mormoro: Signore!
Fa ch’er cannone serva solamente
pe’ di' all’umanità
che sta arrivanno l’ora de magna’.
Cartolina originale dei primi del ‘900, molto rara, ed. Brunner.

La cronaca ricorda, anche, che mancanza del personale, il 23 gennaio 2009, il cannone non “tuonò”.

 Eolo45

giovedì 31 marzo 2011

Il Lazio attraverso le cartoline d'Epoca...

 (Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli)
La direttissima Roma- Nettuno- Anzio cento anni fa.

Una serie di cinque cartoline con disegni di R. Polastrini. Stampate da VAT. Edit. R. Polastrini –Anzio. Riportano l’esperienza di un pendolare, di cento anni fa, che descrive, con garbata ironia, i suoi problemi. Infatti il cognome Pollastrini è tipico della città di Anzio. Non ho altre notizie. Tuttavia gli annosi problemi dei pendolari di questa linea sembrano che siano migliorati....Un invito a “gustare” con attenzione per ogni “scenetta”…Se qualcuno dei gentili lettore volesse arricchire questo scritto (chi era R. Polastrini, incidenti ferroviari nei primi del ‘900, ecc,) gli sarei grato.
Ricordiamo la sua inaugurazione della linea attraverso la cronaca di “Illustrazione Italiana”.
“Ma torniamo all'inaugurazione della Albano Anzio Nettuno e lasciamo la parola alla Illustrazione Italiana del 23 marzo 1884: «...quest'oggi si inaugura solennemente la nuova ferrovia da Albano a Porto d'Anzio e Nettuno, costruita dalla società delle FSR. Questa linea che apre alla Capitale un nuovo e diretto sbocco al mare è stata eseguita per opera speciale del suo primo concessionario il cav. Desiderio Baccelli ...». Il cronista non si limita alla cronaca ma si libra in aria con le ali della retorica: «...un lungo sogno covato che diviene realtà... Il mare, che i fenomeni di sedimentazione avevano allontanato dalla città, e ora finalmente raggiungibile con la nuova ferrovia. I 39 km della linea si sviluppano in un incantevole visione di azzurro: cielo e mare. La locomotiva, percorrendoli, vivifica la plaga circostante con un fremito che sembra un inno di rinascita del mare che i Romani chiamavano Mare Nostrum». E ne descrive il tracciato: «la linea parte dalla stazione di Albano, situata ai piedi della terrazza del Belvedere, quindi si avvia verso la villa Venosa per scendere poi dopo con una serie di curve prima dell'abitato di Cecchina fino alla stazione omonima della linea Roma Velletri. Scavalcata quest'ultima con un ponte di ferro, la costeggia per ferroviaria negli abitati di Anzio e Nettuno un breve tratto per poi dirigersi a lato della via di Anzio, verso Campoleone e raggiungere Anzio dove, in località Grotte di Nerone, sorge la stazione dalla quale un raccordo raggiunge il porto. La linea attraversa la cittadina, passa dietro la canonica della chiesa parrocchiale e lungo il confine della villa Torlonia e quindi raggiunge Nettuno» . 1

1Da “Binari sulle strade intorno a Roma” a cura della Banca Nazionale delle Comunicazioni . Autori: Gianfranco Angeleri,Angelo Curci, Umberto Mariotti Bianchi

Da notare che la ferrovia non sviluppava per l’attuale percorso, ma anche all’interno di Anzio.
Eolo45

sabato 19 febbraio 2011

Roma attraverso le Cartoline d’Epoca…

(Le Cartoline Originali appartengono a una collezione privata)

La Garbatella di ieri e di oggi.
(le cartoline sono degli anni '20)
Il 18 febbraio del 1920 sui terreni espropriati ai nobili Grazioli, dall'istituto Case Popolari, il Re Vittorio Emanuele III°, posa la prima pietra, della futura "Città Giardino" della Garbatella. Il progetto originale prevedeva 190 alloggi distribuiti in 40 palazzine la cui altezza massima doveva essere di tre piani il tutto immerso nel verde di Piazza Benedetto Brin, dal nome del Primo Ministro della Marina mercantile.
Nell'idea di base la Garbatella doveva diventare un borgo marinaro situato sui Colli di San Paolo soprastanti alle fabbriche della via Ostiense e al porto fluviale collegato con Ostia mediante un canale navigabile.
Piazza Benedetto Brin vista da Via Giulio Rocco
Strada che da via Ostiense sale verso piazza Benedetto Brin raggiungibile tramite una scalinata, alla cui fine s'intravede nella cartolina d'epoca, ora coperto dalla vegetazione, il bellissimo lotto abitativo che si ispira al "barocchetto romano" lo stile che si rifaceva alle case della campagna romana del periodo tra il 1500 e il 1700.

Il primo intervento su Piazza Benedetto Brin viene così descritto da una relazione dello I.c.p. (Istituto Case Popolari):
“La borgata giardino denominata Garbatella è venuta sorgendo sopra un aprico pianoro situato tra le antiche vie della Garbatella e via delle Sette Chiese di fronte alla via Ostiense presso San Paolo.
Essa è destinata ad alloggiare specialmente gli operai della zona industriale nella quale l'area stessa ricade".

Via Giulio Rocco vista da Piazza Benedetto Brin


Piazza Benedetto Brin

I primi abitanti della Garbatella si organizzarono costituendo una cooperativa di consumo in Piazza Benedetto Brin, dove oggi vi è una trattoria tipica romana, che provvedeva alla vendita di tutti i generi alimentari di prima necessità "Cooperativa di Consumo Garbatella".

Via Giustino de Jacobis
Un altro angolo della Garbatella con la sua edilizia Popolare, si può vedere, nella cartolina d'epoca, dove oggi vi è un negozio di alimentari vi era una ferramenta mentre intorno si muoveva uno spaccato di vita quotidiana e un precario autobus.

informazioni storiche riprese da www.controchiave.it

venerdì 12 novembre 2010

Roma attraverso le Cartoline d’Epoca…

(Le Cartoline Originali appartengono all’autore degli articoli).
Roma alluvione 1923. Ponte Sospeso. Panorama. P.E.C. Chauffourier.
Stupenda immagine con il famoso ponte dei Fiorentini. Fu costruito da una società anonima francese nel 1863 che per ripagarsi le spese sostenute, per transitarvi, faceva pagare un pedaggio. Da qui il nome “Ponte del soldino”. Si rimanda per più notizie ed aneddoti ad altre fonti. Il ponte venne demolito il 15 luglio 1941.

“Roma era famosa per le alluvioni subite a causa dell’innalzamento delle acque del Tevere; diversi progetti e proposte si susseguirono, per limitarne i danni, attraverso i secoli, ma per una sorta di destino non si realizzarono se non con l’avvento dell’unità d’Italia, con la costruzione dei “muraglioni”(1876-1926). Era quasi un accettare le sue intemperanze…un vivere con il fiume con i suoi pregi e manchevolezze.
Certamente con la costruzione dei cosiddetti “muraglioni” si è ingabbiato il Tevere, in una specie di prigione, rassicurando gli abitanti della città ma facendo perdere un rapporto con esso. Un addio a convivere...un dimenticarsi di lui.
Quelle che si offrono, sono delle immagini dell’alluvione del 9 dicembre 1923 (tutte le cartoline sono originali), il livello raggiunto a “Ripetta” fu di 14,95m.
Tuttavia l’alluvione più disastrosa fu quella del 25 dicembre 1598, che raggiunse un livello di 19, 56 m, la massima , misurata, di ogni tempo. Avvenne tre anni dopo il sacco di Roma…possiamo dire che “diluviò”…sul bagnato.
La stessa alluvione comportò la costruzione del ponte rotto…o meglio il ponte che assunse, nel tempo, diversi nomi, Senatorio, Palatino, S.Maria, ecc. e che aveva subito diversi restauri e ricostruzioni fu abbandonato, dopo il crollo, a”vivere” così …si rinunciò a ricostruirlo, fu chiamato con il tempo, con quell’ironia tipica dei Romani, ...”Rotto”. A dire il vero “resuscitò”...cioè fu utilizzato temporaneamente dal 1853 al 1987* con una passerella metallica fatta costruire da Papa Pio IX, ma poi si decise di abbatterla definitivamente.
Un’altra conseguenza fu la costruzione della fontana della “barcaccia”...ai piedi della futura…scalinata di Trinità dei Monti, realizzata molti anni dopo dal 1723 al 1726 . A ricordo del disastro, in cui le acque avevano portato una barca vera a galleggiare in quei paraggi; il Papa Urbano VIII commissionò a Pietro Bernini, aiutato dal suo più famoso figlio Gian Lorenzo, una fontana frutto dell’idea e dall’estro di questi gradi artisti. Si scrive che quell’alluvione causò circa 4000 morti.
Girando per Roma si posso trovare delle curiose ma affascinati targhe marmoree che ricordano, alcune volte con linguaggio e disegni pittoreschi, i vari livelli raggiunti dal Tevere nelle alluvioni più “significative”.
Sono tre i punti dove vi sono la massima concentrazione di suddette targhe: sulla facciata esterna di S.Maria a Minerva, vicino a al Pantheon
1, nei pressi di Castel S.Angelo (quella più antica del 1276 é in via de’ Banchi) e a Ripagrande.”
Si deve ricordare che il Pantheon si trova e si trovava nel punto più basso della città e quando le acque, che attraverso le condotte fognarie, cominciavano a comparire sulla piazza scattava l’allarme per attuare tutte le misure per salvare le vite umane e proprietà.

Roma alluvione 1923. Panorama dell’Acqua Acetosa. P.E.C. Chauffourier.

Roma alluvione 1923. S. Paolo. Panorama di «Monte Verde». P.E.C. Chauffourier.

Roma alluvione 1923. S. Paolo. Il Gasometro. P.E.C. Chauffourier. Da notare i covoni e il bestiame che continua a pascolare, al centro dell’immagine. Invece in sullo sfondo , a destra, si può scorgere il profilo della cattedrale di Roma. S. Giovanni in Laterano, il titolo completo è : Basilica Patriarcale del Santissimo Salvatore e Santi Giovanni Battista ed Evangelista In Laterano.

Roma alluvione 1923. S. Pietro. Viale Angelico. P.E.C. Chauffourier. Questa stupenda immagine a solo da ammirare pensando cos’è ai giorni d’oggi Viale Angelico!!!

Roma – Panorama della Cupola di San Pietro veduto fuori in Porta Angelica. Tip.E.Costa
Una cartolina “viaggiata” del 1904; quindi almeno venti anni prima della precedente, però nel senso opposto. …quanto smog…

Roma alluvione 1923. S. Paolo. Viale dell’Acqua Acetosa. P.E.C. Chauffourier. Senza la didascalia chi l’avrebbe conosciuto ???

*Qui possiamo ammira il ponte rotto a fine ‘800 con la passerella come accennato nello scritto d’introduzione.

Ed ora una vera “chicca”. Una cartolina molto rara, dei primi del ‘900: “Bagni nel Tevere” sotto Monte Mario, sulle pendici si può notare Villa Madama. Ed. Brunner – Como. Non esistevano problemi d’inquinamento, si deve ricordare che l’acqua del Tevere veniva venduta come bevanda, una delle migliori acque da bere d’Europa ricca di molti minerali, veniva distribuita dagli Acquaioli, ciò avvenne sino alla fine del ‘800. Alcuni Papi ne facevano buona scorta prima d’intraprendere i loro viaggi.

Eolo45