lunedì 8 marzo 2010

Come nacque l’8 marzo, quella svista dietro una data

dal Corriere della Sera del 8 marzo 2004
Decine di operaie morirono a New York nell’incendio di una fabbrica di camicie. Era il 25 marzo 1911
Negli occhi di tutti, scrisse atterrito il cronista del New York Times , restò l’immagine di una ragazza che, lanciatasi nel vuoto nella speranza di aggrapparsi all’edificio accanto, restò impigliata per alcuni interminabili secondi finché le fiamme le divorarono il vestito lasciandola precipitare. Forse era russa, tedesca, finlandese...
Ma non è improbabile che quella poveretta fosse italiana. Come italiane erano almeno 39 (molti corpi erano irriconoscibili) delle 146 donne morte in quello spaventoso incendio in una fabbrica di camicie dimenticato dall’Italia e ricordato invece, per un equivoco storico, come l’atto di origine dell’8 Marzo. Era il pomeriggio di sabato 25 marzo 1911, quando il fuoco attaccò gli ultimi tre piani di un palazzone di Washington Place, nel cuore della metropoli americana. E ancora non è chiarissimo come la data, col passare dei decenni, sia stata «adattata» alla Festa della Donna. Ci hanno provato in diversi, a cercare di ripercorrere la storia di questa svista che ancora oggi domina gran parte dei siti Internet (prova provata: mai fidarsi della «rete») dedicati alla genesi della ricorrenza odierna. Prime fra tutti Tilde Capomazza e Marisa Ombra, autrici una quindicina d’anni fa di 8 Marzo / Storie, miti e riti della Giornata Internazionale della Donna . Studio ora ripreso dalla tesi di laurea di una giovane veneziana, Marina Senigaglia, che ricostruisce con qualche integrazione un’infinità di versioni diverse.
C’è chi, come le femministe francesi degli anni Cinquanta, dice che la giornata della donna sia stata scelta «per commemorare il 50° anniversario di uno sciopero di lavoratrici tessili, brutalmente represso a New York l’8 marzo del 1857». Chi per ricordare la rivolta pacifista delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo 1917. Chi, come il bollettino del Pci Propaganda nel ’49, per celebrare l’8 marzo 1848, quando le donne di New York scesero in piazza per avere i diritti politici. Chi in memoria dell’incendio del 1911 (con la data sfalsata di due settimane e passa) e chi di un fantomatico incendio a Boston nel 1898. Col risultato che alla fine, a forza di passaparola e di equivoci, ne è uscito un collage, fissato nel 1954 da un fumetto del settimanale della Cgil Il lavoro (che due anni dopo pubblicherà anche una specie di fotoromanzo assai raffazzonato) in cui si è mischiato tutto: date, luogo, episodi, numero dei morti, tutto. Con la probabilità che siano stati confusi più incendi (81 nella sola New York e nel solo 1911 in fabbriche di quel tipo) compreso uno avvenuto effettivamente l’8 marzo (1908) alle scuole di Collingwood in cui erano morti 173 bambini e due insegnanti. Per non dire del caos su chi, come e quando propose per primo la fatidica data oggi legata alle mimose.
Certo è che, fosse anche falso il collegamento storico, non c’è episodio nella storia delle donne più adatto a segnare un punto di svolta quanto la catastrofe alla Triangle Waist Company . Le cinquecento ragazze tra i 15 e i 25 anni che lavoravano con un centinaio di uomini e rare colleghe più anziane, negli ultimi tre piani del palazzo, alle dipendenze di Isaac Harris e Max Blanck, facevano infatti una vita infame. Una sessantina di ore di lavoro la settimana (l’anno prima un grande sciopero durato mesi aveva strappato un orario di 52 ore, ma lì non era applicato), straordinari sottopagati, spazi ridotti, sorveglianza feroce. Come accade con certi contratti anomali di oggi (della serie: nessuno inventa mai niente) i padroni avevano infatti affidato tutto, con una specie di subappalto interno, a una rete di caporali ciascuno dei quali gestiva e pagava sette operaie, che faceva marciare a ritmi elevatissimi. Incidenti sul lavoro a catena. Tutele sindacali zero. Porte sbarrate dall’esterno perché le ragazze non si allontanassero. Il posto giusto per gli ultimi degli ultimi: gli ebrei e gli immigrati italiani.
Mancavano venti minuti alle cinque del pomeriggio. Altri cinque e tutte le lavoratrici della camiceria si sarebbero alzate per tornare a casa, a Brooklyn. Gli impiegati degli altri uffici del palazzo se n’erano andati a mezzogiorno. Come fosse partita la prima fiammata, avrebbe ricostruito il giorno dopo il Daily Telegraph ripreso dal Corriere della Sera , non si sa. Ma in pochi istanti il fuoco attaccò i mucchi di stoffa dilagando per l’ottavo piano e avventandosi sul nono e sul decimo. Fu l’inferno. Le poverette cercarono di scendere per la scala anti-incendio ma era troppo leggera e cedette di colpo, mentre le fuggitive piombavano. Alcune riuscirono a raggiungere l’ascensore, che per un po’ andò su e giù portando in salvo alcune decine di ragazze, poi cedette di schianto: nella tromba, a fiamme domate, sarebbero stati trovati una trentina di corpi.
Fu allora che New York assistette, col cuore in gola, a decine di scene che avrebbe rivisto l’11 settembre del 2001 alle Twin Towers. «La folla da sotto urlava: "Non saltare!"», scrisse il New York Times . «Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi». Tanti che «i pompieri non potevano avvicinarsi con i mezzi perché nella strada c’erano mucchi di cadaveri». «Qualcuno pensò di tendere delle reti per raccogliere i corpi che cadevano dall’alto», scrisse il Daily , «ma queste furono subito strappate dalla violenza di questa macabra grandinata. In pochi istanti sul pavimento caddero in piramide orrenda cadaveri di trenta o quaranta impiegate alla confezione delle bleuses». «A una finestra del nono piano vedemmo apparire un uomo e una donna. Ella baciò l’uomo che poi la lanciò nel vuoto e la seguì immediatamente». «Due bambine, due sorelle, precipitarono prese per la mano; vennero separate durante il volo ma raggiunsero il pavimento nello stesso istante, entrambe morte». Forse erano Rosaria e Lucia Maltese, forse Bettina e Francesca Miale, forse Serafina e Sara Saracino...
Erano centinaia, le ragazze e le bambine italiane che lavoravano lì, sfruttate da quei carnefici. Centinaia. E almeno 39 identificate («da un anello, da un frammento di scarpa») più dieci ufficialmente disperse, videro finire così il loro sogno americano. I loro assassini, al processo, vennero assolti. L’8 marzo, dopo tante rimozioni, ricordiamoci anche di loro.

Gian Antonio Stella

giovedì 4 marzo 2010

Cojonella in rete per i minestrari della politica

Dopo che i minestrari della politica hanno creato tutto sto casino, in rete parte la cojonella.
Un video prende in giro la candidata alla presidenza della Regione Lazio e l'intero centrodestra che invoca un colpo di spugna: "non si distrugge la democrazia per due panini con la mortazza".
"We are the world for Polverini"

Il panino delle liberta'

lunedì 1 marzo 2010

Roma 12 EUR

Rock in EUR: si parte il 18 marzo
Al via il 18 marzo 2010 alle ore 22.00, la prima delle tre serate della manifestazione musicale giovanile "Rock in Eur". L' evento si ripeterà il 25 marzo ed il 1° aprile, e vedrà alternarsi sul palco del "Parco Rosati" le band rock giovanili più promettenti del panorama musicale del Municipio XII.
E' la prima volta che si promuove una manifestazione di questo genere all'Eur: un evento organizzato e promosso dal Municipio XII e dal Presidente Pasquale Calzetta, capace di dare la giusta visibilità ai giovani artisti che popolano i nostri centri associativi e le nostre scuole di musica.

venerdì 26 febbraio 2010

Iniziativa di Greenpeace

Quelli di Greenpeace sfottono Renata Polverini affiggendo manifesti ironoci e polemici sul nucleare.
L’iniziativa - spiegano gli attivisti - serve a svelare l’ “ipocrisia nucleare” della candidata Pdl, che nei giorni scorsi ha espresso il suo appoggio ai piani nucleari del governo, ma ha dichiarato allo stesso tempo che il Lazio “non ha bisogno” di centrali nucleari.
le foto sono prese da Repubblica.it

giovedì 25 febbraio 2010

da Repubblica.it

"Stop alle pensioni dei deputati" Scritta luminosa su San Pietro
Una scritta luminosa intermittente è apparsa sulla cupola di San Pietro. Il blitz, ad opera di Luciano Casasole, si rifà all'appello che il cardinale Severino Poletto ha recentemente rivolto ai consiglieri regionali del Piemonte, esortandoli a rinunciare ai privilegi pensionistici in virtù del principio di uguaglianza e in considerazione delle gravi condizioni economiche in cui versano in questo momento migliaia di famiglie colpite dalla crisi economiche e dalla disoccupazione

'Stop pensioni deputati'. Una scritta intermittente ha illuminato la cupola di San Pietro in Vaticano. Il blitz, ad opera di Luciano Casasole, si rifà all'appello che il cardinale Severino Poletto ha recentemente rivolto ai consiglieri regionali del Piemonte, esortandoli a rinunciare ai privilegi pensionistici in virtù del principio di uguaglianza e in considerazione delle gravi condizioni economiche in cui versano in questo momento migliaia di famiglie colpite dalla crisi economiche e dalla disoccupazione.
"I nostri politici sono sempre pronti a bisticciare su tutto, ma quando si mettono a discutere di premi e di liquidazioni solo per loro, vanno d'accordo", aveva detto il cardinale, facendo riferimento all'indennità di fine mandato dei consiglieri regionali del Piemonte, una 'superliquidazione' di 100mila euro lordi decisa dall'allora governatore Enzo Ghigo.
Nel mirino di Poletto anche l'aumento del premio elettorale dei parlamentari, da uno a quattro euro per ogni voto: "E' una contraddizione predicare che bisogna trovare risorse, fare sacrifici, e poi quadruplicarsi il premio elettorale. Non mi pare sia un bell'esempio, non fa bene al popolo. Pensare che i buoni esempi dovrebbero venire proprio dalle istituzioni pubbliche"

lunedì 22 febbraio 2010

Contestata troupe del Tg1: ''Scodinzolini!''

La giornalista Maria Luisa Busi e la sua troupe arrivati Abruzzo per un servizio per il settimanale Tv7 è stata contestata da manifestanti al grido "scodinzolini, scodinzolini!" rei da par loro, di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo.

La Busi all'Ansa: "io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire - ha detto ancora - che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita".

giovedì 18 febbraio 2010

Solidali con BIGAZZI, SI! Ma perché ha RAGIONE, non solo per SIMPATIA!

Riceviamo e pubblichiamo una mail dalla Sig.ra Patrizia Lucrezia Iannone.

Mi sfugge sicuramente qualcosa ...
Mangiamo di tutto ... mucche maiali capre galline e ... magari anche il coniglietto che con tanto amore e in maniera ipocrita, ci siamo cresciuti nel nostro cortile
Perche' il gatto no? Ipocrisia da farisei!
Assolutamente e' fuori da ogni LOGICA
Chi ha condannato Bigazzi? E … vorrei sapere cosa c’e’ nel piatto di chi lo condanna
‘GATTO IN UMIDO NO’ pero’ il tacchino in brodo o farcito, imbottito di ogni ben di Dio, quello si …
Un momento di storia … bruciato da atteggiamenti disgustati e svenevoli della conduttrice ( e qui non accuso ne infierisco, ho visto il video su internet)

IL QUINTO POTERE … e’ proprio vero!!! Non c’e’ più la libertà di poter esprimere una opinione perché condannati e accusati.
Non ho assistito alla puntata in questione, ho visto il video sul web ma non credo, che ci sia stata da parte del rispettabile Bigazzi una maniera subdola trasversale o scorretta per incitare a maltrattare i gatti.
Una ricetta storica del Valdarno …Però il pollo del Valdarno famoso, quello si può mangiare
Il pollo del Valdarno si cucina semplicemente aperto a libro e cotto sulla brace con erbe, sale e pepe (il nome della ricetta – pollo alla diavola – deriva dall’aspetto “infernale” delle fiamme) oppure si prepara in umido con i rocchini rifatti (palline di sedano lessato infarinate, passate nell’uovo, fritte e poi insaporite nell’umido del pollo). Secondo una tradizione non solo valdarnese, ma di tutta quanta la Toscana, si prepara il pollo fritto, passato prima nella farina e poi nell’uovo e cotto a lungo nell’olio bollente. Con le interiora si cucinano i crostini neri, mentre il collo si mangia ripieno (farcito con carne, uova, grana, noce moscata).

I galli sono alti, slanciati, di grossa coscia e petto piccolo e raggiungono il peso di 2/2,5 kg. Hanno penne bianche (che con il tempo tendono al frumentino), coda a ciuffo con falciformi brevi, cresta rosso sangue, eretta, con cinque o sei denti, bargigli molto sviluppati, orecchioni color crema con venature rosse, becco, zampe e pelle gialli. Le galline sono più piccole (1,5/2 kg) e hanno la cresta piegata.

Anche tra gli animali c’e’ razzismo …
Un nobile e rispettabile pollo del Valdarno, ridotto alla diavola e un gatto (con tutto il rispetto anche per lui, ma credo pari ad un pollo) non può entrare nelle nostre tradizioni culinarie.

QUALCUNO MI DIA UNA SPIEGAZIONE… COSA MI SFUGGE???

Se l’animale in questione fosse stato un coniglio, nessuno avrebbe fatto polemica.
Credo che alla base ci sia altro… molto altro.
Bigazzi: un uomo di una cultura superiore alla media, con le sue notevoli capacità di ‘elaborare’ concetti, la sua preparazione, soprattutto in campo gastronomico … spaventa e diciamolo da’ fastidio … forse perché non ci può essere un giusto confronto
E’ stato solo uno spunto per ‘accusarlo’ incriminarlo, per farlo cadere finalmente in fallo.
Il grande cultore di sani principi … ci incita e ci insegna a mangiare il Gatto …
Una vergogna!!!
Una logica (se ancora esiste) ancora una volta mi impone una spiegazione!
ma … una spiegazione motivata con un criterio e con lealtà.

PERCHE’ IL GATTO NO E TUTTI GLI ALTRI ANIMALI SI’ ???

MI CHIEDO: ma … se andiamo in altri paesi mangiamo le formiche i serpenti i cani gli scarafaggi le rane … vero, non cresciamo sul nostro divano le formiche o le rane
Ma serpenti si! Fanno parte ormai dell’arredamento di molti, magari bianchi, perché fanno pendant con il nostro salotto …A proposito per concludere con l’ipocrisia …
abbiamo dovuto chiamare escargot le dolci lumachine che vediamo strisciare teneramente sul nostro terrazzo … ma che poi tuffiamo in brodi salse e sughi non avevamo il coraggio di chiamarle lumache e ci siamo nascosti dietro un … ipocrito francese.
Quanto siamo bravi con queste piccole ma utili ipocrisie.
Allora il coraggio di dire soltanto: mi sei antipatico a pelle perché sei fuori dalla mia portata … no quello no la legge 281 del 1991 articolo1 comma 1 recita: “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente".
Attenzione quando camminiamo … uccidiamo migliaia di formiche, insetti, acari …
La legge non ha previsto di tutelare questi suddetti animaletti.
E i conigli che teniamo in gabbia e che curiamo con tanto amore per poi … strappargli la pelliccia senza pietà e con ancor meno pietà lo facciamo a pezzi e lo infiliamo in forno?
Sì certo … lo circondiamo di patatine così mentre si rosola magari si fa una partitina a calcio.
E gli ermellini allevati in maniera atroce per poi prenderci solo la pelliccia?
E … il cavallo? Devo assolutamente stendere un velo pietoso sull’argomento…Sono stata costretta un anno ad assistere al palio di Siena. Un massacro … e quell’anno morì anche un cavallo.
E poi gli struzzi? Dolcissima carne con tante proprietà benefiche; quanto ci somigliamo con quei simpatici animali dal collo lungo… li imitiamo a perfezione quando mettiamo la testa sotto la sabbia.
Muore un ragazzo a Vancouver per uno sport estremo e … cosa si fa?
Un minuto di silenzio e poi si continua.
La vita continua ma … attenzione siamo circondati da ipocrisie e non riusciamo nemmeno a difenderci.

Oggi purtroppo non potrò magiare il gatto a pranzo … MA SOLO PERCHE’ LE MIE TRADIZIONI CULINARIE NON ME LO PERMETTONO ma ciò e’ diverso, e’ come non mangiare scarafaggi.
Se fossi nata in un paese dove si mangiano cavallette e gatti, oggi avrei fatto uno stufato di cavallette e gatto e forse avrei provato a farne anche un omogeneizzato.
Avrei molto altro da aggiungere ma …

Riassumo dicendo: è stato solo accennato ad un proverbio e una ricetta del Valdarno
… non uccidiamo la cultura, le tradizioni culinarie e il RISPETTO.
Giu’ la maschera, e meno ipocrisia.
W la cultura (quando c’e’)
e … forse qualcuno aspetta delle scuse

Patrizia Lucrezia Iannone

Roma 12 EUR

AVVISO ISCRIZIONI ASILI NIDO

La pubblicazione del bando per le iscrizioni agli asili nido è prevista nei primi giorni di marzo.
Requisito fondamentale per la presentazione della domanda è la residenza nel Comune di Roma del bambino e di almeno un genitore.
Alla domanda è necessario allegare la dichiarazione ISEE relativa ai redditi 2008 o 2009 e, per i genitori lavoratori, l'attestato di servizio rilasciato dal datore di lavoro con l'indicazione della tipologia oraria lavorativa (se tempo pieno o part-time in percentuale).

mercoledì 17 febbraio 2010

Associazione Culturale Mostacciano


all’eur mostacciano serata dedicata alla musica
Partenopea con lo spettacolo musicale
napoli… sentimento e melodia
Roma, 7 febbraio 2010 – La prima stagione concertistica organizzata dall’Associazione culturale Mostacciano continua con un omaggio alla musica partenopea: Napoli…sentimento e melodia, lo spettacolo musicale che debutterà il 19 febbraio alle ore 21 sul palco dell’Auditorium Tito Brandsma (via padre Giovanni Antonio Filippini 1 – Mostacciano, Eur).
Dopo la serata del 24 gennaio, dedicata al Tango di Piazzolla, che ha visto protagonisti, oltre al quintetto dei musicisti,  due bravissimi ballerini di Tango e l’attore Enzo Decaro, il quinto concerto della Stagione ospiterà Giuseppe Ciaramella al pianoforte, Maria Rosaria e Anna Maria Demuro  al violino, Fernando Ciaramella alla viola, Irma Ciaramella come voce recitante e Mariangela Di Giamberardino  soprano: gli artisti, omaggeranno “a modo loro” la musica classica napoletana, rivisitata però da un’insolita formazione cameristica
Un repertorio in parte noto ma messo in scena sotto una luce nuova: un contesto diverso che vuole  preservare la dignità e l’universalità della canzone napoletana senza relegarla tra i luoghi comuni della solarità e del chiasso a tutti i costi, ma di ricordarne tanti altri aspetti. L’intimismo, l’amore,  non necessariamente gridato ma sussurrato come in “Te voglio bene assaje” ma anche la ricchezza e l’originalità del tessuto musicale, la freschezza della vena melodica, le peculiarità armoniche che spesso hanno influenzato i compositori classici. Basti pensare a quanto spesso Bach, Beethoven, Chopin, Brahms, hanno inserito nelle loro composizioni l’accordo di Sesta napoletana, alle rivisitazioni partenopee di Chopin, autore di una Tarantella per pianoforte;  di Liszt, nei suoi Anni di pellegrinaggio; di Debussy  ne Les collines d’Anacapri,  e L’isle joyeuse.  
La Stagione organizzata dall’Associazione culturale Mostacciano e patrocinata dall'Assessorato alle Politiche Culturali e delle Comunicazioni del Comune di Roma e dal Municipio XII, terminerà il 28 maggio con la Tosca di Puccini.
Per assistere al concerto si può acquistare il biglietto d’ingresso (20 euro) o in alternativa abbonarsi agli spettacoli in cartellone: 72 euro per i prossimi 6 spettacoli. Agevolazioni per gli over 65 (6 spettacoli al costo di 60 euro) e studenti (30 euro per assistere a tutta la manifestazione)
E per avvicinare i più piccoli alla musica, per le famiglie è riservata un’offerta speciale: un abbonamento gratuito per bambini e ragazzi under 18, se è abbonato almeno un genitore.
L’Acm è un’associazione senza fini di lucro. I guadagni saranno devoluti alla Onlus “AfricaSottosopra”, impegnata soprattutto in progetti di sviluppo in Malawi.

Ufficio Stampa Grazia Iadarola cell. 320 6004611 press@associazioneculturalemostacciano.it
Auditorium Tito Brandsma
Roma, via padre Giovanni Antonio Filippini 1 – Mostacciano, Eur
 

lunedì 15 febbraio 2010

Siamo solidali con Beppe Bigazzi

Ricetta per cucinare i gatti

Sospeso dalla RAI Beppe Bigazzi, perché ha spiegato nella trasmissione “La Prova del Cuoco” su come cucinare i gatti e confessato di esserne stato un consumatore.
Mercoledì 10 febbraio, all’interno della puntata, Bigazzi spiegava e ricordava una vecchia tradizione sul come preparare al meglio le sue carni: "Lo si teneva per tre giorni nell'acqua del torrente".
Apriti cielo! …subito sono scattati gli anatemi dei “sindacalisti di professione” degli animali che ci ricordano che la legge 281 del 1991 articolo1 comma 1 recita: “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente".
Certo, la velocità con cui scattano le sanzioni per chi contravviene le leggi ti fa sentire sicuro, ti conforta pensare a uno Stato dove chi sbaglia paga, dove vi è la certezza della pena e dove davanti ai codici della legge sono tutti uguali.
Devo ora confessare che, aimè, tanti anni fa mia madre mi ha cresciuto a polpette di carne di cavallo e le ritengo anche ora una prelibatezza. Domanda: sono sanzionabile? I cavalli sono animali di affezione o figli di p….na?
Detto ciò abbiamo appurato che si è sempre molto attenti a censurare, ma non si riesce a capire come mai tutta la discarica televisiva non sia “attensionata” dalla Buon Costume.
Sotto un filmato dove prendo personalmente a calci un gatto.