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giovedì 30 giugno 2011

"Io firmo. Riprendiamoci il voto" referendum anti-Porcellum



Oggi al via l'iter per arrivare alla consultazione popolare.
Giovanni Sartori, membro del Comitato, il vero scandalo del Porcellum risiede nel premio di maggioranza perché “falsifica i risultati elettorali attribuendo i seggi a una minoranza”. Invece, per il politologo, “possiamo discutere sulle liste bloccate, ma quando c’erano le preferenze pochi italiani sceglievano i candidati e a sud in molti casi si trattava di voti di scambio”.
Sfancularli ...è cosa buona e giusta.

martedì 14 giugno 2011

Risultati Referendum: SFANCULATO!!!

Questo video parodia dei "Nuovi Mostri" di Monicelli è stato citato sul "FattoQuotidiano"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/il-web-festeggia-il-quorum-e-su-berlusconi-si-abbatte-la-satira-di-youtube/118185/
...dopo aver lavorato e votato per questo risultato, parte in rete la cojonella post referendum: partecipo con questo mio video.

Stracquadanio commenta:
 ''Sinistra vince sul web perché il suo popolo non fa un cazzo''
Il "Fancazzista" Mpecchio ringrazia "l'onorevole" Stracquadanio per aver contribuito a far perdere questa DESTRA con le sue chirurgiche e quotidiane "CAZZATE" nei salotti televisivi. Avanti così, augurandoci che mai nessuno lo voglia censurare.

sabato 11 giugno 2011

ACQUA, NEL MONDO CATTOLICO TANTI «SI'»

(da Avvenire 9 giugno 2011)
 


Il mondo cattolico riflette sui referendum e prende posizione, soprattutto per quanto riguarda i quesiti sull’acqua che «è e deve restare un bene comune». Questo ad esempio è l’invito di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri-Gerace: «L’acqua fra qualche anno sarà più preziosa del petrolio – ricorda il presule –. Non possiamo permettere che sia il privato a gestirla».
Anche il vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Antonio Napoletano, sollecita i fedeli della sua diocesi «a considerare se non sia veramente il caso di sostenere la campagna referendaria di quanti invitano a votare sì».
In un documento della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, approvato dall’arcivescovo Giovan Battista Pichierri si fa notare che «l’acqua è un bene comune e va gestito - senza sprechi e inefficienze - dalla comunità». I rischi del nucleare, continua il testo, sono ancora maggiori dei benefici. E per il legittimo impedimento, esso «allunga i tempi per l’accertamento della responsabilità penale e per il risarcimento dei danni arrecati alle persone offese».
Anche per l’Azione cattolica di Cosenza-Bisignano «l’acqua non è una merce di scambio». Mentre don Aniello Tortora, direttore dell’Ufficio pastorale per i problemi sociali e lavoro di Nola sottolinea: «Andiamo a difendere un bene comune. L’acqua, elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza».
La Chiesa di Nola, inoltre, «ritiene che sia necessario ripensare il problema dell’energia nucleare e perseguire la strada delle energie rinnovabili».
Un invito a votare per il sì ai quesiti riguardanti l’acqua giunge anche da don Alessandro Cirillo, responsabile della Commissione diocesana Giustizia e Pace di Nocera Inferiore-Sarno.
Mentre Unitalsi, Agesci e Modavi (Movimento delle associazioni di volontariato italiano) sollecitano gli iscritti a votare con consapevolezza.
Infine Francesco Zanotti, presidente della Fisc, riassume così la posizione dei Settimanali Cattolici: «Acqua: non è una merce qualsiasi e il suo uso deve essere razionale e solidale». Nucleare: «Si è posta, in particolare, la domanda su quale futuro intendiamo consegnare alle nuove generazioni». Legittimo impedimento: «Il dibattito è stato meno appassionato anche perché la gente si aspetta che su quesiti così complessi si esprima il legislatore».

Referendum - Raggiungiamo il quorum e voltiamo pagina.

martedì 7 giugno 2011

Referendum e astensionismo

Voglia di mare il 12 13 giugno?

Fine settimana balneare e non andare a votare nella speranza che non si raggiunga il quorum. Video di ricerca "cialtrona" di quanta voglia di mare hanno gli italiani per quei due giorni.

giovedì 2 giugno 2011

Referendum 12 e 13 giugno

Referendum, l’acqua li travolgerà

da il fatto quotidiano di Giuseppe Giulietti

Ho un grande rispetto per la tragedia  che ha colpito la famiglia Scazzi, ma non ne ho alcuno per chi, con una cinica scelta professionale e politica, dedica ogni giorno ore e ore di trasmissione al minuzioso esame delle modalità del delitto, alle morbose dichiarazioni della cugina, alle ritrattazioni del padre e persino alla ricerca di liquido seminale sui vestiti della vittima e dei possibili colpevoli.
Milioni di italiani sanno quasi tutto del delitto Scazzi, esattamente come sapevano quasi tutto sul delitto di Cogne, al contrario non sanno quasi nulla o pochissimo dei quesiti referendari. Perché mai tre delitti terribili, ma compiuti sull’uscio di casa, hanno una rilevanza infinitamente superiore ai delitti sociali, ai crimini contro l’ambiente e le persone?
La risposta non è difficile, quei delitti vengono amplificati perché funzionali all’industria della paura, perché servono a deviare l’attenzione dai drammi sociali collettivi che chiamano in causa i valori dominanti, le responsabilità di chi governa, il disprezzo per i beni comuni a cominciare dall’aria, dall’acqua, dalla legalità.
Per questo hanno paura dei referendum, per questo, dopo il fallimento del broglio politico, potranno reagire solo tentando il broglio  mediatico, espellendo i referendum dai principali Tg e da quasi tutti di i programmi del polo Raiset, salvo le solite eccezioni positive.
In questi ultimi 10 giorni bisognerà compiere ogni sforzo per “bucare il buio”, per beffare il censore, per usare ogni spazio, anche quelli non informativi, per portare il messaggio referendario, per far sapere ai cittadini che hanno la possibilità di colpire definitivamente quelle cricche e quelle logge che già sognavano lucrosi affari a colpi di centrali nucleari, di privatizzazione dell’acqua, magari protetti dai legittimi impedimenti e dalle prescrizioni brevissime.
Da qui la decisione di un gruppo di parlamentari di presentare un esposto-denuncia all’Autorità di garanzia delle comunicazioni affinché ogni giorno faccia sapere dove, come e quanto le Tv parleranno dei referendum, quanto spazio daranno ai comitati per il Sì, se e come sarà rispettato il diritto dei cittadini ad essere informati in modo completo per poter scegliere liberamente.
L’esposto sarà inviato ogni giorno, perché le sanzioni e i tempi di compensazione dovranno essere dati subito e non a qualche ora dal voto, quando l’eventuale broglio sarà stato consumato in modo irreparabile.
Chi avesse voglia di firmarlo potrà farlo anche sul sito di articolo 21, e comunque segnalateci anche qui tutte le violazioni e tutte le omissioni che avrete modo di rilevare.
Il lavoro non vi mancherà, ma alla fine, potremmo persino avere la soddisfazione di convocare centinaia di feste popolari in tutte le piazze italiane.

sabato 7 maggio 2011

A Milano c'era la nebbia



A Milano ieri c'era la nebbia. I giornalisti della carta stampata tranne rarissime eccezioni non hanno visto almeno ventimila persone stipate sotto la Madonnina, anche quelli che danno quotidianamente lezioni di democrazia e giustizia agli altri sono stati ciechi e sordi, ma sempre attenti ai loro riferimenti elettorali. Voi mi direte: "Ma che ci frega, c'è la Rete!". Invece mi frega e molto che l'informazione sia morta e sepolta per coloro che non possono accedere alla Rete. Decine di milioni di persone. Mi frega e molto che i giornali siano sovvenzionati da 330 milioni di euro sottratti alla comunità, alle scuole, alla sanità per mantenere dei cialtroni a pagamento. Mi frega e molto che i giornali accettino pubblicità da società senza alcuna credibilità e che spesso e volentieri questi soldi diventino "la paga del silenzio". Non puoi attaccare la banca o l'impresa che ti paga parte dello stipendio. Non è necessario che il direttore ti dica nulla, lo sai già, ometti, cuci, tagli e non fai capire un cazzo ai lettori.
Senza finanziamenti pubblici e senza la pubblicità delle lobby questi fogli inchiostrati di melma chiuderebbero in una settimana. Il danno che producono alle regole democratiche è enorme.
Il blog in sette anni ha promosso solo un'azienda di pannelli fotovoltaici e ad alcuni libri di cui ho condiviso il contenuto. Sette anni... Nessuna lobby mi ha proposto un euro, anche perché avrei rifiutato. La tua credibilità va a farsi fottere se attacchi l'ENI per le centrali nucleari e la sponsorizzi con un banner sul sito. E sono contento così. Va bene, però mi incazzo se le agenzie fanno solo le foto di una piazza vuota prima del mio comizio e di un mio primo piano, come a Varese. La piazza era piena, ma le foto testimoniano il contrario. E' un mio preciso dovere far togliere ogni finanziamento ai giornali. Un cittadino non deve pagare per sentirsi raccontare delle balle o per leggere le opinioni di editorialisti autoreferenziali. I giornalisti vogliono farlo? Si paghino da soli il biglietto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

martedì 20 luglio 2010

L'acqua non si vende, è un bene essenziale che appartiene a tutti: nessuno può appropriarsene, né farci profitti.


Un milione e quattrocentoduemila le firme raccolte e presentate in Cassazione per i tre quesiti referendari, contro la privatizzazione dei servizi idrici, per un totale di 525 scatoloni e consegnati dal comitato referendario composto da una miriade di associazioni spontanee apolitiche di cattolici, apolitici, di organizzazioni non governative e associazioni di sinistra.


Paolo Carsetti del comitato promotore spiega:
«Nessun referendum nella storia della Repubblica ha raccolto tante firme, un segnale di attenzione da parte dei cittadini, un risveglio democratico che ha coinvolto realtà inaspettate e garantito questi risultati».

Ricordiamo i tre quesiti referendari presentati in Cassazione:
Primo quesito - i referendari chiedono l'abrogazione dell'articolo 23-bis della legge 133/2008, che privatizza i servizi pubblici di rilevanza economica, fra cui la gestione dell'acqua pubblica in Italia.
Secondo quesito - si chiede l'abrogazione dell'articolo 150 del Codice dell'ambiente (Dlgs 152/2006) relativo alla scelta della forma di gestione e alle procedure di affidamento del servizio idrico.
Terzo quesito – si vuole cancellare il comma 1 dell'articolo 154 del Dlgs 152/2006, limitatamente alla parte che dispone che la tariffa costituisce corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell'adeguata remunerazione del capitale investito.

Il combinato disposto dei tre quesiti comporterebbe, per l'affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso all'articolo 114 del dlgs 267/2000, che prevede il ricorso a enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), o a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente "privo di rilevanza economica", servizio d’interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Il comitato referendario punta poi all'approvazione di una legge d'iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, corredata da oltre 400mila firme di cittadini.


Ora si chiede al Governo di emanare un provvedimento che disponga la moratoria degli affidamenti di servizi idrici previsti dal decreto Ronchi fino allo svolgimento del referendum, previsto per la prossima primavera. È altresì chiesto alle amministrazioni locali di non dare corso alle procedure previste dal decreto Ronchi.