Com'è noto, Mediaset ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. L'accusa è di illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle tre reti televisive Mediaset. Secondo i legali del Biscione, al 10 giugno, sarebbero 4.643 i filmati caricati sul sito web nato poco più di tre anni fa per condividere gratuitamente video, spesso amatoriali. È molto probabile che l'azione intrapresa da Mediaset miri, come hanno fatto altri network, a trovare un accordo di massima per lo sfruttamento dei filmati. Però questa clamorosa azione legale pone un problema fondamentale che in Italia finora è stato in larga parte disatteso: quello del copyright. Ad esempio, una domanda che tante volte abbiamo posto senza ottenere risposta è questa: come mai «Blob», che nasce da una idea geniale, che mette a nudo il cuore della tv, non viene fatto in altri Paesi? Per una ragione molto semplice: costerebbe troppo e richiederebbe tempi di realizzazione infiniti. Per ogni sequenza che si prende a prestito, bisogna infatti chiedere permessi e, nel caso, pagare diritti d'autore. Lo stesso discorso vale per «Mai dire Web» dei Gialappi o per «Striscia la notizia», la trasmissione di punta di Mediaset. Che spesso utilizza materiale Rai e che ha addirittura una rubrica sui filmati che girano in rete. La Rai non ha mai fatto causa a Mediaset, e viceversa. Come si dice, una mano lava l'altra... Insomma in Italia è valso estensivamente, e forse giustamente, una sorta di diritto di cronaca (ma è impossibile trasmettere spezzoni di Disney Channel senza autorizzazione scritta). Mettiamo che Mediaset ottenga il risarcimento chiesto a YouTube, come auspicato anche dal presidente della Siae Giorgio Assumma. Ma dopo, si potrà ancora mandare in onda «Blob» o «Mai dire... qualcosa» o «Striscia» nella loro forma attuale? E il web è uguale a un network?
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